I
Da lontano – il poeta prende la parola .
Le parole lo portano – lontano .
Per pianeti , sogni , segni … Per le traverse vie
dell ’ allusione . Tra il sì e il no il poeta ,
anche spiccando il volo da un balcone
trova un appiglio . Giacché il suo
è passo di cometa . E negli sparsi anelli
della causalità è il suo nesso . Disperate –
voi che guardate il cielo ! L ’ eclisse del poeta
non c ’ è sui calendari . Il poeta è quello
che imbroglia in tavola le carte , che inganna i conti e ruba il peso . Quello che interroga dal banco , che sbaraglia Kant , che sta nella bara di Bastiglie
come un albero nella sua bellezza …
È quello che non lascia tracce , il treno a cui non uno arriva in tempo …
Giacché il suo
è passo di cometa : brucia e non scalda ,
cuoce e non matura – furto ! scasso ! –
tortuoso sentiero chiomato ignoto a tutti i calendari … II
Ci sono al mondo esseri superflui ,
creature in più , aggiunte senza peso .
( Assenti dagli elenchi e dai prontuari ,
inquilini dei pozzi più neri .)
Ci sono al mondo esseri cavi , esseri presi
a spinte , muti : letame e chiodo per gli strascichi di seta .
Ripugnano anche al fango delle ruote .
Ci sono al mondo diafani , invisibili :
( screziati dal marchio della lebbra !)