lì , paradigma bandinelliano dell ’ arte . Qui , ma del resto nel sud , respiri mare ellenico . Più ’ su Canne e il genio strategico di Annibale e viti che succhiano ancora polvere d ’ ossa quirite . L ’ Amico medico mostra la locanda della sfida . Sempre sovraccio ’ i francesi . Strabattuti anche da un Aminale ternano . Ci fermiamo un poco . Il caffè è ottimo . La conversazione ha suoni . Sfugge la rigidezza formale della parola scritta . Ci accompagnano a peccaminosi peccati di gola . Un abbraccio salda un ’ amicizia . Il crudo , qui , è delizia dell ’ anima . Un prete ortodosso si segna secondo rito . Shirt , pantaloncini , sorrisi e italiano ruvido . È ucraino . Si chiacchiera un poco nella cripta sontuosa di un tempio sontuoso . Nicola portato anche a Narni da truppe asianiche . Bari Vecchia è coreografia . Bella , chiassosa , ricca . La Vergine tiene , qui , chiesa splendente . Brindisi offre il suono delle sirene del porto in una mattina che esala frescura di gelsomini . Si fa amicizia con mercante di vini . Una colonna enorme segna la fine dell ’ Appia . O della Traiana , poco importa . Qui morì Virgilio e nacque la commedia romana . Anfitrione splendido al porto . Stravizi di pesce in serate memorabili per scherzi e risate . Otranto sa di luce e sangue . Città ’ solare , aperta , candida dove si allarga una macchia di sangue . Era il 1480 . Le truppe di Maometto II decapitarono 2000 cristiani . Ventisette anni prima avevano preso Costantinopoli grazie ad una Europa feroce , divisa e distratta . Dopo Lepanto . Ma era già ’ un ’ altra Europa . La Chiesa che accoglie i martiri e ’ il romanico pugliese nobilitato , qui , da un pavimento musivo di incredibile bellezza e complessità . Allegoria sontuosa della vita e del destino dell ’ uomo . Esco nel sole . Fuori c ’ è il garrire delle rondini e le grida allegre di bimbi che si rincorrono . Scendo al mare trasparente di verde smeraldino . Trovo ombra complice . Nessuna voglia di parlare . Voce amica mi suggerisce dove mangiare . È Anna con la cantilenante , suggestiva cadenza salentina . Sole e mare riverberanti e spietati . Porto Cesareo è il mare . Spira fresca , rabbrividente tramontana che increspa di sorriso lo Ionio e sospinge a riva le alghe . Meriggi lunghi di sole e meditazioni . Hai macchia mediterranea che sa di ginepro e salmastro . La sabbia è appena tiepida sotto i piedi . Una famiglia mangia sulla tovaglia stesa all ’ ombra . Ragazzi rincorrono un pallone . Poi pace . E ancora pace . Volo alto , lento di gabbiani . Bongusto canta , lontano , la sua ” Rotonda ”. Chissà ’ se il mio gabbiano volerà ancora .
Bruno Marone
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