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PEDIATRA
mento infine chiede la messa al bando degli acidi grassi
trans in tutta l’Ue, il cui consumo eccessivo (superiore
al 2% dell’apporto energetico totale) è associato a un aumento significativo dei rischi di malattie cardiovascolari.
In Italia, la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le Linee
di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica, nelle
quali vengono presi in considerazione le caratteristiche
del menù e la qualità nutrizionale. La mensa non deve
essere solo una pausa fra una lezione e un’altra,
ma il luogo dove i bambini imparano a mangiare
in modo sano. Occhio, dunque, alla qualità del cibo e
alle porzioni, alla diversificazione dei menù in base alle
diverse fasce di età. I menù devono essere vari, equilibrati,
basarsi su prodotti di stagione. Vietate le doppie porzioni
per evitare un apporto eccessivo di calorie. Se ci sono,
a tavola, nella stessa mensa, bambini di età diverse gli
operatori dovranno usare mestoli diversi per porzionare.
È previsto uno spuntino a metà mattina con l’obiettivo
di dare al bambino l’energia necessaria a mantenere viva
l’attenzione senza appesantire la digestione e consentirgli
di arrivare a pranzo con il giusto appetito. Tale spuntino
deve fornire un apporto calorico pari all’8%-10% del fabbisogno giornaliero ed essere costituito preferibilmente
da frutta e ortaggi. Quanto ai distributori di bibite e
cibarie, la scelta va indirizzata verso prodotti salutari
quali frutta, yogurt, succhi di frutta senza zucchero
aggiunto.
Interessante anche il contributo della Coldiretti col progetto “Educazione alla Campagna Amica”che porta alunni
delle scuole elementari e medie a partecipare a lezioni
nelle fattorie didattiche e ai laboratori del gusto.
Il Ministero della Salute, quello dell’Istruzione e l’Istituto
Superiore di Sanità infine hanno promosso nelle 2600
scuole italiane iniziative anti-obesità- i kit didattici multimediali specificatamente studiati per i piccoli “Forchetta
e Scarpetta” e “Canguro SaltalaCorda”- nell’ambito del
programma “Guadagnare salute” che mira alla prevenzione delle malattie croniche.
UN GIOCO ONLINE PER IMPARARE
FIN DA PICCOLO LA CORRETTA
ALIMENTAZIONE
Ha per protagonista un orsetto di nome Daddy che, attraverso diversi scenari e livelli di difficoltà, insegna ai
bamb ini e ai loro genitori a scegliere i nutrienti giusti, a
costruire una corretta piramide alimentare, a cucinare i
cibi e a dimensionare le porzioni in modo adeguato. Disponibile sul sito http://www.orsettodaddy.it/, e’ stato ideato
dalla pediatra Silvia Di Michele dell’ospedale di Lanciano
grazie ad un dottorato di ricerca dell’Università Telematica
Leonardo da Vinci in collaborazione con l’Università di
Chieti, la Asl Lanciano Vasto Chieti, la Società Italiana di
Pediatria e l’Osservatorio Chicco. Il portale on-line è distinto in due parti: una didattica, che insegna a conoscere
le proprietà nutrizionali di proteine, carboidrati, vitamine,
grassi, e una parte ludica, che abbina alle lezioni dei minigame intesi come strumenti di verifica di conoscenze
acquisite o consolidate. Districandosi fra le varie prove,
i bambini hanno la possibilità di imparare a conoscere
l’importanza della colazione, l’utilità di tutti i nutrienti, la
giusta frequenza degli alimenti nel corso della settimana e
le calorie associate alle varie modalità di cottura.
I RISCHI DELLE “DIETE FAI DA TE”
Il rischio di fronte al dilagare dell’obesità è che i ragazzi
approntino da soli diete improvvisate e non controllate.
Dai risultati di un’indagine condotta dalla Società Italiana
di Pediatria emerge che i ragazzi italiani non si piacciono
e in particolare il 50,3% vorrebbe essere più magro(59,4%
delle femmine). Il 25% delle ragazze ha già fatto una dieta
e un altro 12% vorrebbe farla. Tra le ragazze che hanno
provato una dieta, solo il 27,6% si è affidata a un
medico, mentre il resto ha deciso autonomamente quali
cibi mangiare e quali no, o ha seguito le indicazioni dei
genitori, i consigli alimentari letti su internet o sulle riviste
o l’esempio di amici. Le cose vanno solo leggermente
meglio tra i maschi: il 15,9% ha già fatto una dieta e, tra questi, il 42% si è rivolto a un medico e
il resto ha agito in autonomia. Quello delle diete fai
da te è un fenomeno pericoloso, specie per chi è ancora
in fase di sviluppo, perché i regimi alimentari utilizzati
possono essere sbilanciati, oltre che risultare inefficaci a
lungo termine. In realtà, un regime ipocalorico adatto per
un individuo può non esserlo per un altro, per cui una
dieta alimentare, se è davvero necessaria, deve essere
prescritta dopo un’attenta visita e una valutazione dello
stato di salute. Piuttosto che proporre diete è importante
creare già nei bambini e negli adolescenti una sana cultura alimentare. C’è poi il problema del “dieting”, cioè
della dipendenza dalle diete. Al ventiduesimo Congresso
Nazionale dell’Associazione Nazionale Dietisti (Andid) è
stato reso noto che il 70% delle adolescenti sono perennemente a dieta ma senza perdere peso in modo corretto
e duraturo, in quanto dimagriscono rapidamente con una
dieta restrittiva, ultrarigida e sbilanciata, ma ingrassano
di nuovo (e anche più) durante la fase di “disinibizione”,
per la forte fame creata dall’astinenza forzata di cibo, fino
a creare un circolo vizioso continuo (sindrome da yo-yo)
che sfocia in una vera e propria dipendenza. Una dieta
che funziona non deve essere rigida e austera, ma sostenibile e piacevole, attenta anche ai gusti, alle preferenze,
alla gratificazione, agli aspetti emotivi legati al significato
che il cibo ha per ognuno di noi, e puntare sul risultato
a lungo termine.
In un bambino obeso, l’obiettivo del trattamento non
è quello di ottenere un rapido calo di peso attraverso diete
drastiche, ma di modificare gradualmente le abitudini
alimentari a favore di una dieta bilanciata normocalorica, e lo stile di vita nel senso di un’attività fisica
moderata e costante, coinvolgendo in questi cambiamenti
l’intera famiglia per rinforzare i messaggi.
Il trattamento deve prevedere lo sforzo combinato di
pediatri, nutrizionisti, psicologi, esperti di attività fisica
e genitori.
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