100% Fitness Mag - Anno III Maggio 2009 | Page 54

SPORT & FITNESS Il cammino di Giustino Fortunato “...non c’è forse contrada per tutto l’Appennino che abbia per tempo stesso tanta maestà di monti e tanta bellezza di marine…” C osì Giustino Fortunato, storico, economista, naturalista, descrive i Monti Lattari, che formano l’impalcatura della Penisola Sorrentina, tra la piana di Sarno e il golfo di Salerno. Si tratta di rilievi aspri e scoscesi, con pendii molto ripidi che digradano verso il mare con coste a falaise alte e inaccessibili, intervallate da qualche spiaggia. Giustino Fortunato nel 1877 completò la traversata dei Lattari in 3 giorni, da Cava dei Tirreni a Punta Campanella. Nessuna descrizione tratta da un resoconto di un suo articolo che fu pubblicato sulla rivista “L’Appennino Meridionale”, potrebbe rendere meglio l’incanto della traversata: “...salendo per le falde di quel vario andirivieni, che da ogni lato si contorna più o meno alpestre ma sempre ricco di vedute, si scorge come per incanto l’azzurro specchio dell’acqua distendersi qua e là a perdita d’occhio, e la riva sottoposta accerchiarsi in mille guise di rupi stagliate, di prode luccicanti, di cupi recessi dal color verde smeraldo o cobalto di lapislazzuli...” E così, accomunati dallo stesso desiderio di conoscere il territorio e non solo dal punto di vista paesaggistico, un piccolo gruppo delle rappresentanze di PasseggiArte® e Ulyxes ha voluto ricalcare i passi in linea di massima di G. Fortunato, percorso di cui descriveremo le tappe a nostro giudizio più interessanti, per emergenze storiche e naturalistiche descritte da un appassionato dell’epoca. L’inizio del “viaggio” avvenne alle ore 6 del 15 di ottobre del 1877 nel “ più bel mattino di autunno” da un vallone di Cava dei Tirreni, avendo come guida per il primo giorno di ascensione un vecchio taglialegna che un notabile del posto, il dottor Pisapia, aveva avuto cura di procurare al nostro escursionista. Il sentiero saliva dolcemente fra il monte Finestra a sinistra ed il monte Albino a destra fino ad un “colle selvoso” a circa 900 metri di altezza. Di qui il nostro Giustino seguì un sentiero a mezza costa che dominava tutta “l’aspra valle di Tramonti”, per giungere, intorno alle 9, al “passaggio di Chiunzo”. Dopo circa un’ora giunse alla “Por- 54 100% Fitness Magazine ta di Corbara” dalla cui “scoscesa imboccatura” potè gettare uno sguardo sulla pianura del Sarno e sulla “morta Pompei”. Dopo una breve sosta, il nostro iniziò l’ascesa della “mole erta” del Monte Cerreto. Giunto sulla cima egli fu abbagliato dalla forte luminosità che pervade questo luogo, la quale quasi incute un senso di smarrimento e di meraviglia. Vale la pena riportare a tal proposito le testuali parole dell’Autore che ben sintetizzano le sensazioni suscitate da un luogo che anche noi, moderni escursionisti, riconosciamo come dotato di un fascino quasi magico: “v’era lassù tanto splendore di luce, che gli occhi ne restavano abbagliati; brillava ogni cosa nell’atmosfera vaporosa, le pendici ondeggianti, le bianche città della riva, i due golfi sparsi qua e là di vele e dirimpetto, a sole sei miglia di lontananza, spiegavansi luminosi i torrioni dentellati di Monte Sant’Angelo”. Dopo essere disceso dal Cerreto, il nostro attraversò il pianoro chiamato all’epoca “Aja del Cerreto” ed oggi conosciuto come “piani del Megano”; si diresse quindi in direzione del Monte Cervigliano e, dopo averne in parte percorso le pendici, sostò alle sorgenti dell’Acqua Brecciata, posto che domina il vallone di Castello e l’abitato di Gragnano. Ripreso il cammino, dopo circa un’ora, apparve al nostro escursionista a mezzogiorno la sottoposta conca di Agerola “tutta verdeggiante co’ suoi piccoli villaggi dai tetti acuminati di castagno, solinga e tacita come una remota vallata delle Alpi”. Lì, nel