cui Albert Camus . L ’ entusiasmo per l ’ elevato livello del dibattito ebbe breve durata ; nessuna svolta , semmai una battuta d ’ arresto anche in Italia . Scorrendo gli editoriali dello stesso Camus su “ Combat ”, giornale nato dalla Resistenza e diretto da lui , è evidente la distanza fra gli interessi dei federalisti italiani e francesi , questi concentrati sulle sorti della Francia nel dopoguerra , sulla costruzione di accordi bilaterali in vista dei trattati di pace , non sulla promozione del federalismo . Camus prevede con realismo la cristallizzazione dei due blocchi e la competizione fra i più potenti vincitori , Unione Sovietica e Stati Uniti ( si trova qui un ’ assonanza con precedenti analisi di alcuni europeisti italiani ) e coltiva semmai in un ’ altra utopia : un universalismo capace di garantire una democrazia internazionale ( Camus , 2010 ).
Vale la pena ricordare l ’ incontro , decisivo per la effettiva realizzazione del convegno , fra Albert Camus e Ursula , per quel che rivela di lei . Senza averne letto i libri , con queste e altre espressioni ne dipinse il carattere : “ Un grande giocatore che giocherebbe se stesso piuttosto che abbandonare la partita ” o “ Un Sisifo felice , che ha saputo ... trasformare il suo dovere in passione ”. Sarà in evidenza nel suo racconto l ’ immediata intesa intellettuale e istintiva , che sembra importarle più della consapevolezza che Camus sarebbe scomparso dall ’ orizzonte del progetto di Ventotene . Nel 1947 Camus vagheggiava , sì , un ’ Europa “ dei popoli , libera dai miti della sovranità ”, ma dopo il Convegno di Parigi aveva ignorato le sollecitazioni di Spinelli ; nel Trattato di Roma del 1957 non vide che “ una ventina di lacci ” che “ non la fanno respirare ” ( Camus , 2012 ).
Nei percorsi tortuosi del Movimento federalista , nell ’ Europa della guerra fredda , ci fu ancora la presenza appassio-
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