VENTOTENE 80 December 2021 | Page 59

portata di mano » e che « forze provenienti da tutte le classi sociali » sarebbero state interessate a esso . Alla via diplomatica , Spinelli contrapponeva quella che è stata chiamata nel Manifesto la via rivoluzionaria dell ’« agitazione popolare », provocando stati di fatto avvenuti i quali non fosse più possibile tornare indietro .
Pur confinati nell ’ isola di Ventotene , Altiero Spinelli , Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni erano stati capaci di analizzare con estrema lucidità lo stato della Seconda guerra mondiale nel 1941 e prevedere la sconfitta dell ’ imperialismo tedesco e delle potenze totalitarie , le cui forze « hanno raggiunto il loro culmine e non possono ormai che consumarsi progressivamente », sapendo che « la sconfitta della Germania non porterebbe però autonomamente al riordinamento dell ’ Europa secondo il nostro ideale di civiltà ». Essi non invece previsto che gli europei non sarebbero rimasti padroni di sé nella ricerca del loro avvenire ma – avendo l ’ Europa cessato di essere al centro del mondo – sarebbero stati pesantemente condizionati da poteri extraeuropei : l ’ imperialismo sovietico a Est e l ’ egemonia degli Stati Uniti a Ovest .
Cosicché la via intrapresa dalle nuove democrazie nate nel secondo dopoguerra non fu l ’ abbattimento delle sovranità nazionali ma la ricostituzione de- gli Stati nazionali , seppure nei limiti e nel quadro del processo di integrazione comunitaria – avviato nella « piccola Europa » dei Sei – secondo il modello funzionalista concepito da Jean Monnet che , all ’ obiettivo della creazione di uno Stato federale , aveva sostituito quello tutto nuovo della sovranazionalità .
La critica di Spinelli al modello funzionalista – radicalmente espressa al momento della nascita delle Comunità europee con i trattati di Roma (‘ La beffa del Mercato Comune ’ la chiamò nel 1957 ) – non si è mai interrotta anche quando egli prese
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