Si immagina infatti prossima una crisi rivoluzionaria , e dunque possibile una “ rivoluzione europea ” che “ dovrà essere socialista ”, secondo una linea di generale riforma della società descritta con un certo dettaglio nella terza e ultima parte del Manifesto ( scritta prevalentemente da Rossi , eccetto le pagine conclusive dove ritorna la penna di Spinelli ): la proprietà privata abolita , limitata o estesa caso per caso nel quadro della formazione di una vita economica europea ; i monopoli privati combattuti anche attraverso nazionalizzazioni su vasta scala nei settori strategici di interesse collettivo ; riforma agraria per rendere proprietari diffusamente i coltivatori ; riforma industriale per estendere la proprietà dei lavoratori attraverso la gestione cooperativa o l ’ azionariato operaio ; provvidenze per i giovani al fine di “ ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita ”; rimunerazioni medie all ’ incirca eguali per tutte le categorie professionali ; e addirittura la prefigurazione di una sorta di reddito di base universale : “ una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti , possano o non possano lavorare , un tenore di vita decente , senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio ” così che “ nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori ”.
La rivoluzione europea non sarebbe però caduta dal cielo : occorreva sin da subito “ gettare le fondamenta di un movimento che sappia mobilitare tutte le forze per far nascere il nuovo organismo che sarà la creazione più grandiosa e più innovatrice sorta da secoli in Europa , per costituire un saldo stato federale ”: il Movimento per l ’ Europa libera e unita , da costruire “ con la propaganda e con l ’ azione ” e stabilendo “ accordi e legami fra i singoli movimenti che nei vari paesi si vanno
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