zione […]” “[…] ciò vale a dire che se non si alimenta [ la memoria collettiva ] in maniera continuativa , [ essa ] è destinata a spegnersi ” 4 .
Questa similitudine è particolarmente suggestiva se applicata all ’ Unione Europea il cui precursore , la CECA , introduce la messa in comune e la libera circolazione del carbone e dell ’ acciaio . Dopo la seconda guerra mondiale , l ’ identità europea diventa , di fatto , anche una questione politica .
Il metodo funzionalista e cosiddetto “ des petits pas ” di Jean Monnet ha certamente contribuito ad un ’ integrazione innanzitutto economica . Ma negli anni ’ 50 i popoli europei erano pronti a passare dal concetto moderno di identità nazionale al concetto contemporaneo d ’ identità plurale ? A concepire il proprio passato e la propria storia ( soprattutto recente ) come una delle facce della stessa medaglia ? E i governi europei erano disposti a diluire il proprio potere in un sistema sopranazionale ?
Secondo Bodei le trasformazioni dell ’ identità individuale e collettiva possono avvenire solo in seguito a un trauma politico ( una rivoluzione , una guerra , la caduta di regimi apparentemente consolidati o delle catastrofi naturali ) 5 .
Possiamo senz ’ altro considerare che la seconda guerra mondiale appartenga a questa categoria .
Nel Manifesto di Ventotene gli autori descrivono come segue la crisi della civiltà moderna che giunge al suo cul-
4 . Conferenza presso l ’ Accademia dei Lincei – Tra memoria e oblio . Una partita a scacchi ’, 11 / 02 / 2016
5 . Ibidem
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