TRAKS MAGAZINE TRAKS MAGAZINE #15 | Page 50

spunto iniziale I Fiori di Mandy procedono, con dolore, lentezza e influssi elettrici. In virtù del pio- vere si rivela una danza che ha tratti ossessivi, con chitarra e bas- so completamente ingaggiati nel discorso e ispirazioni che possono far pensare ai primissimi Litfiba. Ma la canzone ha molte facce e si spezza in due, portando con sé un incedere pericoloso e psiche- delico. Quelli di ieri parte piano, veleggia su orizzonti dolceamari, con il basso ancora in buona vena e il gusto per le immagini forti sempre presente. Mandria arriva modulando i ritmi, e usa più il fio- retto che la spada, spagnoleggian- do qui e là. Tra le storie la storia chiude l’ep optando per modali- tà morbide, sulle prime. Ma poi non ce la fa e rompe gli argini, lasciando ampio spazio di libertà agli strumenti e scatenandoli in una sorta di danza tribale finale. La personalità della band è molto spiccata, la capacità di scrittura da tenere presente, rabbia ed energia talmente evidenti che è inutile an- che menzionarle. I FIORI DI MANDY Esce il secondo ep ufficiale de I Fiori di Mandy: Carne. «Il tito- lo “Carne” è dedicato al quadro utilizzato per la copertina del di- sco, opera di Tonino Mattu, pit- tore oristanese che ha deciso di prestarci questa sua bellissima creatura”. Gli intenti della band si capiscono dalla prima traccia, In- vadere, che cerca da subito di tor- cere le budella dell’ascoltatore. Si prosegue con Karter, che si rivela presto riferita a “Hurricane” Car- ter, protagonista della celeberrima canzone di Dylan nonché del film con Denzel Washington. Ma dallo 50 confondere il sogno con la realtà, rischiando di impazzire. Inizia la sua rincorsa verso la gabbia che fino ad allora era stata come una compagna sempre presente, seb- bene indesiderata. L’ultima scena ci regala un messaggio sottile: il ragazzo che lascia andare la gab- bia per impugnare la chitarra vuo- le rappresentare la liberazione dal- la sua prigionia con l’ingresso in un luogo sconosciuto e spazioso, ma che rappresenta pur sempre una gabbia. A fine settembre uscirà il tuo nuovo lavoro: ci puoi raccontare come sarà? The White Bird sarà composto da dieci tracce: un percorso tortuo- so tra stati emotivi, urla di rabbia, bisogno di solitudine e voglia di amore e libertà. Si tratta del per- corso della mente di un artista, con ostacoli sul proprio cammino. Emotivamente instabile, esaspera le sue reazioni, rivolgendo le pro- prie urla verso lo spazio. Soltanto l’amore verso se stesso e verso gli altri, permetterà ai suoi reali sen- timenti di venir fuori. ALEXEIN MEGAS È in uscita il tuo nuovo video e singolo: perché hai scelto pro- prio questo brano? The White Bird rappresenta uno stato mentale appartenente all’es- sere umano. Tutti che si affanna- no per raggiungere i propri ob- biettivi perdendo di vista il vero scopo di ogni singolo respiro, di ogni attimo condiviso con gli al- tri. Lo stato di prigionia delle per- sone è rappresentato dalla gabbia bianca, che stringe in una morsa la vita del ragazzo, angosciato e dolorante. A metà della storia il ragazzo cade in un sonno profon- do e tribolato, tanto da iniziare a 51