spunto iniziale I Fiori di Mandy
procedono, con dolore, lentezza e
influssi elettrici. In virtù del pio-
vere si rivela una danza che ha
tratti ossessivi, con chitarra e bas-
so completamente ingaggiati nel
discorso e ispirazioni che possono
far pensare ai primissimi Litfiba.
Ma la canzone ha molte facce e
si spezza in due, portando con sé
un incedere pericoloso e psiche-
delico. Quelli di ieri parte piano,
veleggia su orizzonti dolceamari,
con il basso ancora in buona vena
e il gusto per le immagini forti
sempre presente. Mandria arriva
modulando i ritmi, e usa più il fio-
retto che la spada, spagnoleggian-
do qui e là. Tra le storie la storia
chiude l’ep optando per modali-
tà morbide, sulle prime. Ma poi
non ce la fa e rompe gli argini,
lasciando ampio spazio di libertà
agli strumenti e scatenandoli in
una sorta di danza tribale finale.
La personalità della band è molto
spiccata, la capacità di scrittura da
tenere presente, rabbia ed energia
talmente evidenti che è inutile an-
che menzionarle.
I FIORI DI MANDY
Esce il secondo ep ufficiale de I
Fiori di Mandy: Carne. «Il tito-
lo “Carne” è dedicato al quadro
utilizzato per la copertina del di-
sco, opera di Tonino Mattu, pit-
tore oristanese che ha deciso di
prestarci questa sua bellissima
creatura”. Gli intenti della band si
capiscono dalla prima traccia, In-
vadere, che cerca da subito di tor-
cere le budella dell’ascoltatore. Si
prosegue con Karter, che si rivela
presto riferita a “Hurricane” Car-
ter, protagonista della celeberrima
canzone di Dylan nonché del film
con Denzel Washington. Ma dallo
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confondere il sogno con la realtà,
rischiando di impazzire. Inizia la
sua rincorsa verso la gabbia che
fino ad allora era stata come una
compagna sempre presente, seb-
bene indesiderata. L’ultima scena
ci regala un messaggio sottile: il
ragazzo che lascia andare la gab-
bia per impugnare la chitarra vuo-
le rappresentare la liberazione dal-
la sua prigionia con l’ingresso in
un luogo sconosciuto e spazioso,
ma che rappresenta pur sempre
una gabbia.
A fine settembre uscirà il tuo
nuovo lavoro: ci puoi raccontare
come sarà?
The White Bird sarà composto da
dieci tracce: un percorso tortuo-
so tra stati emotivi, urla di rabbia,
bisogno di solitudine e voglia di
amore e libertà. Si tratta del per-
corso della mente di un artista,
con ostacoli sul proprio cammino.
Emotivamente instabile, esaspera
le sue reazioni, rivolgendo le pro-
prie urla verso lo spazio. Soltanto
l’amore verso se stesso e verso gli
altri, permetterà ai suoi reali sen-
timenti di venir fuori.
ALEXEIN MEGAS
È in uscita il tuo nuovo video e
singolo: perché hai scelto pro-
prio questo brano?
The White Bird rappresenta uno
stato mentale appartenente all’es-
sere umano. Tutti che si affanna-
no per raggiungere i propri ob-
biettivi perdendo di vista il vero
scopo di ogni singolo respiro, di
ogni attimo condiviso con gli al-
tri. Lo stato di prigionia delle per-
sone è rappresentato dalla gabbia
bianca, che stringe in una morsa
la vita del ragazzo, angosciato e
dolorante. A metà della storia il
ragazzo cade in un sonno profon-
do e tribolato, tanto da iniziare a
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