TRAKS MAGAZINE TRAKS MAGAZINE #15 | Página 48

tarra, sorretto da un groove molto continuo della sezione ritmica. Si va su toni da ballad con Our Gar- den, rallentata e melodica. Il bas- so predomina nelle prime fasi di Doubt, ricca di funk. The Usual Blues segue traiettorie elettriche con un arredamento minimal del pezzo, almeno nelle prime battute. Something Strange vira su un pop elettronico, raffinato e riso- nante, con qualche nostalgia 80s e 90s. A Prayer accoglie note ma- linconiche. Dopo la breve Night ecco la cadenzata Don’t Tell me no, dai sapori black stemperati da un’elettricità di provenienza rock blues, con il basso in particolare evidenza. Stay Away prende una via soft con un pianoforte avvol- to di situazioni psichedeliche, che poi si diffondono per tutto il bra- no. Si chiude con Song for the Forgotten One, con ritmi netti, inquietudine sparsa, oscurità mi- nacciosa. Tanti gli ingredienti dif- ferenti usati dagli Enjoy the Void, per un risultato complessivamente fresco e realizzato in modo più che soddisfacente. ENJOY THE VOID Enjoy the Void è un progetto al- ternative rock nato a Sapri (SA) nell’autunno del 2015, la cui idea originaria risale, però, ai primi mesi del 2014, quando Sergio Ber- tolino viveva a Manchester. Oggi la band è un sestetto che esordisce con un disco omonimo di rock alternativo. Si parte da The Most Sublime, traccia che ha un ingres- so molto graduale, per poi svilup- pare tutta un’atmosfera tra electro e new wave, con evidenti vena- ture romantiche. Più acidificata Nanaqui, che presenta sviluppi articolati, fra cui un assolo di chi- 48 consumismo». C’è un lato di cri- tica ma anche un atteggiamento tutto sommato ironico all’interno di Aperisushi, che apre su ritmi rilassati. Più energica Iammun- genn, che sconfina nello ska e nel dialetto. Anche Isola utilizza il dialetto, ma in funzione molto più morbida e meno percussiva. Si procede poi con Fortuna, che vede la collaborazione di Andrea Tartaglia, molto determinata e oscura. Un rappato fitto anche con Vien’ cca’ e vira, che lascia spazio anche alla chitarra elettrica. Mol- to più melodica Tutturuttuttu, che scivola morbida con un po’ di maliconia e qualche nota di sax. Anche K vuo’ fa’ scende per pen- dii melodici, accompagnata anche dal pianoforte, ma approda anche a momenti acidi. Si procede con Tra le nuvole, che torna su toni ironici, prendendosela con i so- cial. Chiusura di nuovo melodica e notturna con Mare amaro, sto- ria di risacca e di “luna chiara”. Un disco intenso e motivato, quello di Dutty Beagle, che compila un di- scorso pregno e sensato. DUTTY BEAGLE La campagna del rumore è il nuo- vo album di Dutty Beagle: nove brani in cui coesistono critica so- ciale e ironia, il reggae e il folk, il rap e il pop, il funk e il raggamuf- fin. «Senza voler essere complot- tista né sembrare troppo serio, il titolo “La campagna del rumore” si riferisce a quello che considero un vero e proprio progetto di de- stabilizzazione e desensibilizzazio- ne degli esseri umani. Siamo cir- condati da ogni sorta di rumore: social network, pubblicità, spinte più o meno dirette a uniformar- ci, a sottometterci alla società del 49