tarra, sorretto da un groove molto
continuo della sezione ritmica. Si
va su toni da ballad con Our Gar-
den, rallentata e melodica. Il bas-
so predomina nelle prime fasi di
Doubt, ricca di funk. The Usual
Blues segue traiettorie elettriche
con un arredamento minimal del
pezzo, almeno nelle prime battute.
Something Strange vira su un
pop elettronico, raffinato e riso-
nante, con qualche nostalgia 80s
e 90s. A Prayer accoglie note ma-
linconiche. Dopo la breve Night
ecco la cadenzata Don’t Tell me
no, dai sapori black stemperati da
un’elettricità di provenienza rock
blues, con il basso in particolare
evidenza. Stay Away prende una
via soft con un pianoforte avvol-
to di situazioni psichedeliche, che
poi si diffondono per tutto il bra-
no. Si chiude con Song for the
Forgotten One, con ritmi netti,
inquietudine sparsa, oscurità mi-
nacciosa. Tanti gli ingredienti dif-
ferenti usati dagli Enjoy the Void,
per un risultato complessivamente
fresco e realizzato in modo più
che soddisfacente.
ENJOY
THE
VOID
Enjoy the Void è un progetto al-
ternative rock nato a Sapri (SA)
nell’autunno del 2015, la cui idea
originaria risale, però, ai primi
mesi del 2014, quando Sergio Ber-
tolino viveva a Manchester. Oggi
la band è un sestetto che esordisce
con un disco omonimo di rock
alternativo. Si parte da The Most
Sublime, traccia che ha un ingres-
so molto graduale, per poi svilup-
pare tutta un’atmosfera tra electro
e new wave, con evidenti vena-
ture romantiche. Più acidificata
Nanaqui, che presenta sviluppi
articolati, fra cui un assolo di chi-
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consumismo». C’è un lato di cri-
tica ma anche un atteggiamento
tutto sommato ironico all’interno
di Aperisushi, che apre su ritmi
rilassati. Più energica Iammun-
genn, che sconfina nello ska e
nel dialetto. Anche Isola utilizza
il dialetto, ma in funzione molto
più morbida e meno percussiva.
Si procede poi con Fortuna, che
vede la collaborazione di Andrea
Tartaglia, molto determinata e
oscura. Un rappato fitto anche con
Vien’ cca’ e vira, che lascia spazio
anche alla chitarra elettrica. Mol-
to più melodica Tutturuttuttu,
che scivola morbida con un po’ di
maliconia e qualche nota di sax.
Anche K vuo’ fa’ scende per pen-
dii melodici, accompagnata anche
dal pianoforte, ma approda anche
a momenti acidi. Si procede con
Tra le nuvole, che torna su toni
ironici, prendendosela con i so-
cial. Chiusura di nuovo melodica
e notturna con Mare amaro, sto-
ria di risacca e di “luna chiara”. Un
disco intenso e motivato, quello di
Dutty Beagle, che compila un di-
scorso pregno e sensato.
DUTTY BEAGLE
La campagna del rumore è il nuo-
vo album di Dutty Beagle: nove
brani in cui coesistono critica so-
ciale e ironia, il reggae e il folk, il
rap e il pop, il funk e il raggamuf-
fin. «Senza voler essere complot-
tista né sembrare troppo serio, il
titolo “La campagna del rumore”
si riferisce a quello che considero
un vero e proprio progetto di de-
stabilizzazione e desensibilizzazio-
ne degli esseri umani. Siamo cir-
condati da ogni sorta di rumore:
social network, pubblicità, spinte
più o meno dirette a uniformar-
ci, a sottometterci alla società del
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