Per noi l’alibi è un altro-
ve che ci serve per respi-
rare, per riappacificarci,
come un suono che vie-
ne da lontano. Le parole
sono importanti e amia-
mo estrapolarle dal loro
contesto e inserirle in
uno nuovo, a volte affine
a volte arbitrario. Questo
è il nostro alibi. L’album
stesso ha fisicamente un
lato A e un lato B. Ogni
nostro brano è caratte-
rizzato da giochi di pa-
role, doppi significati
e dietrologie varie che
cercano di sdrammatizzare. Un
linguaggio che definiremmo “an-
ti-infarto” o, come diremmo qui a
Bologna, “antismalvino”.
Dichiarate di esservi buttate nel
disco “senza rete”: come è andata
la lavorazione dell’album?
Abbiamo registrato allo Studio
Spaziale di Bologna cercando di
privilegiare la parte più emozio-
nale a quella tecnica perché è il
valore aggiunto che riteniamo
di avere. Questo ha comportato
ria e l’altra al basso. Non sapevo
che sapessero suonare. Purtroppo
realizzai subito che come me non
sapevano suonare, ma ci eravamo
già lanciate, incoscienti e aiutate
dall’alcol, in una devastante inter-
pretazione di Venus e Satisfaction.
I: Ecco! Tra una laurea, le lasagne
e un po’ di rock, sorsero così le
mitiche Hen, naturalmente sui fa-
mosi colli punk di Bologna.
Qual è il vostro “Alibi”? Quali
sono le motivazioni del titolo del
disco?
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anche delle imprecisioni, noi le
chiamiamo “sporchitudini”, che
in certi casi sono volute, si ispira-
no al mood degli anni ‘60 dove
alcune inesattezze erano mante-
nute per ricreare le atmosfere che
potevano nascere in un clima live.
Queste sporcature erano aiutate
dal suono del vinile ma erano im-
precisioni che hanno in sé un loro
fascino. Ci siamo date il permesso
di mantenerle perché anche l’erro-
re ha la sua bellezza. E dall’errore
nasce l’alibi. Abbiamo cercato di
trasformare i nostri limiti in un
valore aggiunto, in una nostra
componente espressiva, aiu-
tate dalla sapiente produzione
artistica di John Paoli, che ci
ha supportate nel perseguire
questa cifra stilistica.
Era parecchio tempo che non
sentivo un disco che meriti
l’aggettivo “militante”…
Grazie mille! Per noi è un
complimento meraviglioso!
Forse il lato vintage è dato,
oltre dalla ricerca del clima
live, dal fatto che abbiamo una
passione per le atmosfere anni
’60 e ’70, momento in cui le varie
espressioni del rock hanno avuto
origine. Anche se guardiamo alle
mode con grande interesse, non
ricoprono un ruolo così impor-
tante perché, si sa, passano. Ma
la personale modalità di espri-
mersi no. Sicuramente vogliamo
metterci la faccia rispetto a temi
più difficili da affrontare perché
pensiamo che se non si fa niente
per cambiare le cose allora si è re-
sponsabili, ed è lì che ci si nascon-
de dietro a un alibi, nella sua acce-
zione negativa.
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