niera del tutto naturale. È stato
poi il turno della voce, diventa-
ta più concreta quando abbiamo
riadattato una poesia del nostro
amico scrittore Francesco Ferra-
cuti. In fase di registrazione Sere-
na ha aggiunto un Rhodes che ha
fatto da collante tra le varie parti.
Così che è nata Pulviscolo, fluida e
istintiva come il resto dell’album.
Il video vela e svela... Mi raccon-
tate qualcosa del suo concept e
della sua realizzazione?
I ragazzi della Caos Crew hanno
saputo cogliere in pieno lo spiri-
to del testo. Anche in questo caso
il concept è arrivato in maniera
spontanea. Il tema ruota attorno
all’importanza di saper cogliere gli
attimi di silenzio, apparentemente
vuoti, come preziose occasioni di
concentrazione su noi stessi, sul
nostro io. Il “non fare nulla” non
è sempre tempo perso e dovrem-
mo tutti integrare momenti come
questi nelle nostre esistenze, spes-
so troppo veloci e rumorose. Il
video è stato girato lo scorso set-
tembre nell’arco di una giornata.
Le competenze dei ragazzi della
Caos unite alla loro umanità han-
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no creato un ambiente nel quale ci
siamo trovati subito a nostro agio,
soprattutto durante la parte in cui
suoniamo.
C’è un momento molto forte,
quello della caduta del velo, che
cambia il clip e la canzone. E’
stato difficile da girare oppure è
stato un “buona la prima”?
Abbiamo girato quella scena di-
verse volte per trovare il giusto
accordo tra la musica, i passi e il
momento della discesa del telo.
Il regista in quel momento ci ha
diretto dall’alto, mentre reggeva
il telo assieme a un altro ragazzo
della Caos Crew... un video pro-
fessionale e artigianale allo stesso
tempo, in cui tutto l’impegno è
sempre accompagnato da grandi
risate.
E’ passato qualche mese dall’u-
scita di “Memorie dal futuro”, il
vostro ultimo album. Giudican-
dolo in prospettiva, qual è il vo-
stro giudizio sul disco?
L’album contiene le canzoni che
avremmo voluto ascoltare o com-
prare e ci fa piacere che abbia ot-
tenuto un bel riscontro da parte
della critica. Sicuramente è un al-
bum dove
abbiamo
messo tut-
ta la nostra
onestà, fre-
gandocene
delle mode
e delle lo-
giche di
mercato.
Abbiamo
suona-
to quello
che siamo
davvero,
sia come
singoli che
come mu-
sicisti. A
distanza
di diversi
mesi dalla
sua uscita ancora ci divertiamo a
suonarlo e ci piace riascoltarlo.
Che cosa ci dobbiamo aspettare
dai Leda da qui in avanti?
Altra musica, in studio, ma so-
prattutto dal vivo. Abbiamo tante
idee, nonostante facciamo questo
lavoro da parecchi anni sentiamo
un’urgenza ancora forte e propo-
sitiva. Sappiamo benissimo che
l’Italia non è il posto migliore per
i musicisti, specie in questo perio-
do, però abbiamo molta perseve-
ranza, che ci dà la forza di andare
avanti. Finché avremo delle idee e
qualcosa da comunicare, ci trove-
rete sempre con gli strumenti in
mano!
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