collaborazioni con amici musici-
sti con i quali mi sono divertito
a sperimentare ritmi blues. Qui
sono ritornato alle mie sonorità
folk-pop più intime.
C’è molto della tua vita persona-
le in queste canzoni. Quanto ti è
costato aprirti così?
In realtà, mi ha aiutato a liberarmi
da certe emozioni che non riu-
scivo a razionalizzare. Direi che è
stato terapeutico! Avevo tanta rab-
bia e paura in me. Se devo piange-
re o emozionarmi anche in pub-
blico non è un problema per me.
Siamo fatti anche di fragilità.
Molto di questo disco nasce ai
piedi del Vesuvio… Che sensa-
zione è scrivere e comporre in un
posto del genere?
Io vivo in un posto molto tran-
quillo tra il Vesuvio e il mare. Il
panorama è mozzafiato: da un
lato, allunghi il braccio e sembra
di toccare il cratere del vulcano,
dal lato opposto il mare e la co-
stiera sorrentina. Sono circondato
da vigneti e varie colture contadi-
ne, per cui c’è tanto silenzio e rie-
sci ad ascoltare il canto degli uc-
cellini. Qui però non è il paradiso,
THE SOFTONE
“Golden Youth” è il quarto disco
di Giovanni Vicinanza, autore
e produttore in toto dell’album.
Un disco intimo ma anche uno
sfogo istintivo, per ricomprende-
re il traguardo dei 40 anni, la
nascita di una bimba, la perdita
dell’amata madre
Questo disco è stato definito
come un tuo ritorno alle origini.
Che cosa ti ha ricondotto fin lì?
Come These days are blue, anche
Golden Youth è un disco ispirato
che è nato da un bisogno primor-
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diale di dar voce alle mie emozio-
ni attraverso l’espressione musi-
cale. Gli altri album sono nati da
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