Ho cominciato a collaborare con
Giovanni Coda quando lui ha re-
alizzato Xavier, un corto per il
quale ho buttato giù una parte di
chitarra di un paio di minuti. Per
Mark’s Diary, che ha una struttu-
ra narrativa complessa, anche a
causa del tema non proprio facile
- ovvero il rapporto fra disabilità
e sessualità – serviva qualcosa di
vo provando da un paio di giorni.
Che poi è quella che senti in chiu-
sura del disco.
Hai rinnovato la tua collabora-
zione con Giovanni Coda fir-
mando la colonna sonora di
Mark’s Diary, che comprende co-
ver e originali interpretati da te.
Che cosa ha rappresentato per te
questo lavoro?
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incisivo ma semplice. E
qui arrivo io, con le mie
versioni “andrillizza-
te”, ovvero riarrangiate
fino al midollo, ma in
qualche modo ricono-
scibili e godibili di bra-
ni di Smiths, Blondie,
CCCP, De Andrè… e
con diversi miei brani
inediti. Il film è anche
un omaggio alla dan-
za, alla poesia, oltre a
essere una fucina di in-
terrogativi, un pugno
nello stomaco dato con
dolcezza (ma neppu-
re tanta), quando vai
a curiosare finalmente
dietro alle porte delle
stanze nelle quali vi-
vono reclusi, carcerati
eterni, tanti disabili che anelano
a una carezza d’amore, o anche a
una sana e salutare scopata. E non
la possono avere. Per me andare
oltre quelle porte è stato entrare
in un mondo che neppure imma-
ginavo esistesse. Ma è anche stato
collaborare con artisti favolosi,
performer, danzatori, trasformisti,
pittori, cineasti, altri musicisti –
ricordo Cosimo Morleo e Arnal-
do Pontis, che con me firmano la
colonna sonora del film. Ho allac-
ciato le cinture, come raccoman-
dava Giovanni, e ho fatto un me-
raviglioso balzo nel vuoto. Questa
esperienza diventerà il secondo
capitolo della mia trilogia, un al-
bum che uscirà entro pochi mesi
con sette “andrillizzazioni” e quat-
tro inediti. Poi per il 2020, sempre
se sarò vivo, romperemo ancora
gli schemi per un ultimo salto nel
vuoto, con le canzoni, si spera, a
fare da cuscinetto fra la dura terra
e il cielo.
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