ANDREA ARDILLO
Tra guerre antiche ed emozioni contemporanee, esce “Uomini, bestie ed
eroi”, primo disco appartenente a una trilogia con protagonista un’uma-
nità dolente ma capace d’amore
de generosità e di poesia. Un po’
come siamo fatti tutti, no? For-
se questo è il motivo per il quale
UB&E sta arrivando a tanta gente,
pur non essendo un disco facile.
Molte delle canzoni del tuo di-
sco parlano di guerre lontane
nel tempo e spesso dimenticate,
ma mi sembra che il tuo sforzo
sia quello di mostrare le analo-
Uomini, bestie ed eroi è il primo
capitolo di una trilogia. Vuoi
raccontarne i concetti base?
Sostanzialmente potrebbero esse-
re una serie di racconti con prota-
gonista un’umanità dolente, non
priva di dignità, talvolta affetta
da viltà e cattiveria, talvolta vitti-
ma di sé stessa, eppure in qualche
modo capace di amore, di gran-
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gie con le guerre presenti, che
saranno anche più tecnologiche
ma non fanno meno schifo.
Fanno ancora più schifo proprio
perché tecnologiche. Al progresso
materiale non siamo ancora ri-
usciti ad affiancare un progresso
della mente e dell’anima.
I testi di questo disco sono legati
a filo doppio con la poesia, dal-
la citazione shakespeariana del
primo brano in avanti. Che cos’è
per te la poesia, a parte un’evi-
dente fonte di ispirazione?
Ho chiarissima la distinzione fra
poesia e canzone, seppure credo
siano nate assieme come un’unica
cosa attorno ai fuochi dei nostri
antenati costretti a rifugiarsi nel-
le grotte. Se parliamo di poesia in
senso lato, c’è poesia ovunque, so-
prattutto nelle piccole cose, nelle
quali più facilmente intravedia-
mo l’ombra di cose più grandi. Mi
spiego meglio: tu vedi una mela
e puoi fermarti lì. Poi passa un
matto, o un poeta, e vede la stes-
sa mela. E il miracolo della vita; e
il suo colore che cambia col tra-
scorrere della giornata, o se una
nuvola oscura il sole. E si interro-
ga sul suo sapore, sul perché a te
piace e a me no. E tutto questo,
se espresso con i dovuti accorgi-
menti, quasi fosse uno sciamano
che sta preparando una pozione
magica, diventa poesia. O, alter-
nativamente, se non sta lì a tirar-
sela, magari diventa canzone.
Cosa ti ha spinto a chiudere il
disco con una canzone così si-
gnificativa e controversa come
Gorizia, tu sei maledetta?
Nel 2005, su un giornale trovai
riportata la notizia che a Massa
Carrara, durante una delle ma-
nifestazioni sostanzialmente far-
locche che fingono rispetto per
il Milite Ignoto e per i Caduti di
tutte le Guerre, una signora fra la
folla aveva intonato questa can-
zone ed era stata subito identifi-
cata ed espulsa dalla piazza dai
carabinieri. Ancora nel 2005, una
canzone del 1916! In quel mo-
mento ho deciso che un giorno
avrei cantato quel brano. Ed è
successo. Quando ho registrato
Su Patriotu con Marti Jane Ro-
bertson, a fine sessione, negli ul-
timi quindici minuti, ho buttato
giù la versione del brano che sta-
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