TRAKS MAGAZINE TRAKS MAGAZINE 020 | Seite 48

ANDREA ARDILLO Tra guerre antiche ed emozioni contemporanee, esce “Uomini, bestie ed eroi”, primo disco appartenente a una trilogia con protagonista un’uma- nità dolente ma capace d’amore de generosità e di poesia. Un po’ come siamo fatti tutti, no? For- se questo è il motivo per il quale UB&E sta arrivando a tanta gente, pur non essendo un disco facile. Molte delle canzoni del tuo di- sco parlano di guerre lontane nel tempo e spesso dimenticate, ma mi sembra che il tuo sforzo sia quello di mostrare le analo- Uomini, bestie ed eroi è il primo capitolo di una trilogia. Vuoi raccontarne i concetti base? Sostanzialmente potrebbero esse- re una serie di racconti con prota- gonista un’umanità dolente, non priva di dignità, talvolta affetta da viltà e cattiveria, talvolta vitti- ma di sé stessa, eppure in qualche modo capace di amore, di gran- 48 gie con le guerre presenti, che saranno anche più tecnologiche ma non fanno meno schifo. Fanno ancora più schifo proprio perché tecnologiche. Al progresso materiale non siamo ancora ri- usciti ad affiancare un progresso della mente e dell’anima. I testi di questo disco sono legati a filo doppio con la poesia, dal- la citazione shakespeariana del primo brano in avanti. Che cos’è per te la poesia, a parte un’evi- dente fonte di ispirazione? Ho chiarissima la distinzione fra poesia e canzone, seppure credo siano nate assieme come un’unica cosa attorno ai fuochi dei nostri antenati costretti a rifugiarsi nel- le grotte. Se parliamo di poesia in senso lato, c’è poesia ovunque, so- prattutto nelle piccole cose, nelle quali più facilmente intravedia- mo l’ombra di cose più grandi. Mi spiego meglio: tu vedi una mela e puoi fermarti lì. Poi passa un matto, o un poeta, e vede la stes- sa mela. E il miracolo della vita; e il suo colore che cambia col tra- scorrere della giornata, o se una nuvola oscura il sole. E si interro- ga sul suo sapore, sul perché a te piace e a me no. E tutto questo, se espresso con i dovuti accorgi- menti, quasi fosse uno sciamano che sta preparando una pozione magica, diventa poesia. O, alter- nativamente, se non sta lì a tirar- sela, magari diventa canzone. Cosa ti ha spinto a chiudere il disco con una canzone così si- gnificativa e controversa come Gorizia, tu sei maledetta? Nel 2005, su un giornale trovai riportata la notizia che a Massa Carrara, durante una delle ma- nifestazioni sostanzialmente far- locche che fingono rispetto per il Milite Ignoto e per i Caduti di tutte le Guerre, una signora fra la folla aveva intonato questa can- zone ed era stata subito identifi- cata ed espulsa dalla piazza dai carabinieri. Ancora nel 2005, una canzone del 1916! In quel mo- mento ho deciso che un giorno avrei cantato quel brano. Ed è successo. Quando ho registrato Su Patriotu con Marti Jane Ro- bertson, a fine sessione, negli ul- timi quindici minuti, ho buttato giù la versione del brano che sta- 49