GROUND CONTROL
“Untied” è il disco d’esordio della psycho-stoner band emiliana che trae
evidente ispirazione “ideale” da Bowie ma anche dal mondo della cine-
matografia
Volete raccontare la (non lun-
ghissima) storia della vostra
band fin qui?
La band nasce casualmente il 10
di gennaio del 2017 a un anno
esatto di distanza dalla morte di
Bowie, quindi da qui l’idea del
nome della band come una sor-
ta di omaggio. La band è formata
da Marco Camorani alla chitarra,
Pietro Albera alla batteria e Mar-
co Ravasini alla voce a cui dopo
sole poche settimane si è aggiun-
to Jambo Iori al basso, siamo tutti
musicisti da diversi anni in attività
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nella scena emiliana. La ricerca di
un sound particolare ci ha portato
sin da subito a sperimentare, met-
terci alla prova per cercare una
nostra identità che fosse la per-
fetta espressione dell’unione delle
nostre quattro differenti sensibi-
lità artistiche; dopo poco l’abbia-
mo individuata con la musica che
facciamo, un genere che ci piace
chiamare psycho-stoner ma un
genere che forse in realtà nemme-
no esiste ufficialmente... Quello
che potete ascoltare nel nostro di-
sco Untied uscito a dicembre.
Dal punto di vista sonoro direi
che il vostro disco punta verso
un suono molto compatto e po-
tente. Avete un metodo di scrit-
tura delle canzoni o vi affidate
all’ispirazione del momento?
Grazie. Quello che cerchiamo di
fare è non darci limitazioni, cer-
care di non seguire cliché e stra-
de troppo battute. Non seguire a
tutti i costi una struttura precisa
di canzone nella quale debba per
forza esserci una strofa o un ritor-
nello piuttosto che un assolo di
chitarra nel punto in cui tutti se lo
aspetterebbero... Seguiamo il più
possibile l’ispirazione e ci lascia-
mo andare
comple-
tamen-
te, senza
rimorsi.
Una di-
mensione
fonda-
mentale
dove ab-
bandonare
l’autocon-
trollo e
dove sen-
tirsi davvero liberi, dove trovare
conforto e sentirsi parte di qual-
cosa, esprimere sé stessi attraverso
la musica intesa come creazione,
senza la paura di sentirsi assogget-
tati a regole e dogma predefiniti.
Come nasce “Kaputt Mundi”?
Kaputt Mundi nasce da una jam
session strumentale di sole batte-
ria e chitarra, materiale registrato
insieme a tanto altro per un suc-
cessivo riascolto a freddo. La cosa
che ci colpiva riascoltando il riff
di chitarra e il groove di batteria
era la ripetitività a ciclo chiuso, il
fatto che potenzialmente poteva
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