TRAKS MAGAZINE TRAKS MAGAZINE 020 | Page 44

GROUND CONTROL “Untied” è il disco d’esordio della psycho-stoner band emiliana che trae evidente ispirazione “ideale” da Bowie ma anche dal mondo della cine- matografia Volete raccontare la (non lun- ghissima) storia della vostra band fin qui? La band nasce casualmente il 10 di gennaio del 2017 a un anno esatto di distanza dalla morte di Bowie, quindi da qui l’idea del nome della band come una sor- ta di omaggio. La band è formata da Marco Camorani alla chitarra, Pietro Albera alla batteria e Mar- co Ravasini alla voce a cui dopo sole poche settimane si è aggiun- to Jambo Iori al basso, siamo tutti musicisti da diversi anni in attività 44 nella scena emiliana. La ricerca di un sound particolare ci ha portato sin da subito a sperimentare, met- terci alla prova per cercare una nostra identità che fosse la per- fetta espressione dell’unione delle nostre quattro differenti sensibi- lità artistiche; dopo poco l’abbia- mo individuata con la musica che facciamo, un genere che ci piace chiamare psycho-stoner ma un genere che forse in realtà nemme- no esiste ufficialmente... Quello che potete ascoltare nel nostro di- sco Untied uscito a dicembre. Dal punto di vista sonoro direi che il vostro disco punta verso un suono molto compatto e po- tente. Avete un metodo di scrit- tura delle canzoni o vi affidate all’ispirazione del momento? Grazie. Quello che cerchiamo di fare è non darci limitazioni, cer- care di non seguire cliché e stra- de troppo battute. Non seguire a tutti i costi una struttura precisa di canzone nella quale debba per forza esserci una strofa o un ritor- nello piuttosto che un assolo di chitarra nel punto in cui tutti se lo aspetterebbero... Seguiamo il più possibile l’ispirazione e ci lascia- mo andare comple- tamen- te, senza rimorsi. Una di- mensione fonda- mentale dove ab- bandonare l’autocon- trollo e dove sen- tirsi davvero liberi, dove trovare conforto e sentirsi parte di qual- cosa, esprimere sé stessi attraverso la musica intesa come creazione, senza la paura di sentirsi assogget- tati a regole e dogma predefiniti. Come nasce “Kaputt Mundi”? Kaputt Mundi nasce da una jam session strumentale di sole batte- ria e chitarra, materiale registrato insieme a tanto altro per un suc- cessivo riascolto a freddo. La cosa che ci colpiva riascoltando il riff di chitarra e il groove di batteria era la ripetitività a ciclo chiuso, il fatto che potenzialmente poteva 45