le cose sono andate diversamen-
te, ne è uscito un disco molto più
eterogeneo, sono d’accordo. E’ im-
portante non forzare mai il pro-
cesso creativo in quanto non sei tu
che decidi certe cose ma sei solo
“un’antenna” che capta dei segnali
e non puoi far altro che ritrasmet-
terli filtrati al massimo dalla tua
personalità. E’ un concetto diffici-
le da accettare.
Trovo molto curiosa proprio Il
42
nostro suono, anche per la sua
storia, relativa a un acufene...
L’acufene è un problema comune
di molti musicisti. Tra gli esem-
pi più famosi c’è Caparezza e il
cantante dei Coldplay, per non
parlare di Beethoven. Ho inizia-
to a soffrirne proprio nel perio-
do che mi accingevo a comporre
questo disco ed è singolare come
coincidenza. Infatti Il nostro suo-
no è proprio il primo brano che
le relazioni umane sono diven-
tate inesistenti. I social ne sono
la testimonianza. Il denaro è la
cosa più importante persino del
nostro tempo. Ci si trova den-
tro un vuoto esistenziale senza
precedenti per cui se è vero che
l’arte è lo specchio della società
che rappresenta, non puoi spera-
re di questi tempi di incontrare
un nuovo De Andrè o Battiato.
Ci sono però delle eccezioni rare
ma sono nascoste nel sottobosco
della musica, si devono cercare,
non stanno in superficie. Per es-
sere onesto eviterò di citare ar-
tisti coi quali ho lavorato ma un
paio di musicisti della mia zona
che reputo decisamente sopra la
media: Aldo Becca e Pieralberto
Valli entrambi cantautori “tra-
sversali”, dei veri e prorpri outsi-
der fuori dagli schemi, consiglio
di ascoltarli. Qui capisci che per
fortuna c‘è ancora speranza che
il bello esiste e difficilmente mo-
rirà. Al massimo viene tenuto
in ombra perché potrebbe crea-
re qualche scomodità. Ma qui si
aprirebbe un discorso che allun-
gherebbe troppo l’intervista!
ho composto. Ho letto molte cose
sull’argomento e da un punto di
vista energetico-spirituale rap-
presenta un richiamo a se stessi,
un monito che viene dalla nostra
anima che ci invita a non farci di-
strarre dal mondo esterno spesso
superficiale e mutevole, a mante-
nere la concentrazione su noi stes-
si sul nostro io. E’una teoria molto
affascinante che ti aiuta ad accet-
tare meglio una cosa con la quale
sai che dovrai convivere per sem-
pre. Per fortuna nel mio caso non
mi ha dato problemi particolari
per cui continuo tranquillamente
a fare la mia professione, ma ini-
zialmente ero preoccupato.
Dall’alto della tua esperienza, chi
ti ha colpito di più negli ultimi
tempi, nella musica italiana?
Avrei sperato di evitare questa
domanda ma risponderò con sin-
cerità: trovo l’attuale panorama
musicale italiano molto desolante
e povero di idee e contenuti. Ma
è assolutamente al passo con la
società attuale quindi è coerente.
Viviamo un mondo dove abbia-
mo dimenticato noi stessi,dove
abbiamo mercificato tutto, anche
43