TRAKS MAGAZINE TRAKS MAGAZINE 020 | Page 42

le cose sono andate diversamen- te, ne è uscito un disco molto più eterogeneo, sono d’accordo. E’ im- portante non forzare mai il pro- cesso creativo in quanto non sei tu che decidi certe cose ma sei solo “un’antenna” che capta dei segnali e non puoi far altro che ritrasmet- terli filtrati al massimo dalla tua personalità. E’ un concetto diffici- le da accettare. Trovo molto curiosa proprio Il 42 nostro suono, anche per la sua storia, relativa a un acufene... L’acufene è un problema comune di molti musicisti. Tra gli esem- pi più famosi c’è Caparezza e il cantante dei Coldplay, per non parlare di Beethoven. Ho inizia- to a soffrirne proprio nel perio- do che mi accingevo a comporre questo disco ed è singolare come coincidenza. Infatti Il nostro suo- no è proprio il primo brano che le relazioni umane sono diven- tate inesistenti. I social ne sono la testimonianza. Il denaro è la cosa più importante persino del nostro tempo. Ci si trova den- tro un vuoto esistenziale senza precedenti per cui se è vero che l’arte è lo specchio della società che rappresenta, non puoi spera- re di questi tempi di incontrare un nuovo De Andrè o Battiato. Ci sono però delle eccezioni rare ma sono nascoste nel sottobosco della musica, si devono cercare, non stanno in superficie. Per es- sere onesto eviterò di citare ar- tisti coi quali ho lavorato ma un paio di musicisti della mia zona che reputo decisamente sopra la media: Aldo Becca e Pieralberto Valli entrambi cantautori “tra- sversali”, dei veri e prorpri outsi- der fuori dagli schemi, consiglio di ascoltarli. Qui capisci che per fortuna c‘è ancora speranza che il bello esiste e difficilmente mo- rirà. Al massimo viene tenuto in ombra perché potrebbe crea- re qualche scomodità. Ma qui si aprirebbe un discorso che allun- gherebbe troppo l’intervista! ho composto. Ho letto molte cose sull’argomento e da un punto di vista energetico-spirituale rap- presenta un richiamo a se stessi, un monito che viene dalla nostra anima che ci invita a non farci di- strarre dal mondo esterno spesso superficiale e mutevole, a mante- nere la concentrazione su noi stes- si sul nostro io. E’una teoria molto affascinante che ti aiuta ad accet- tare meglio una cosa con la quale sai che dovrai convivere per sem- pre. Per fortuna nel mio caso non mi ha dato problemi particolari per cui continuo tranquillamente a fare la mia professione, ma ini- zialmente ero preoccupato. Dall’alto della tua esperienza, chi ti ha colpito di più negli ultimi tempi, nella musica italiana? Avrei sperato di evitare questa domanda ma risponderò con sin- cerità: trovo l’attuale panorama musicale italiano molto desolante e povero di idee e contenuti. Ma è assolutamente al passo con la società attuale quindi è coerente. Viviamo un mondo dove abbia- mo dimenticato noi stessi,dove abbiamo mercificato tutto, anche 43