TRAKS MAGAZINE TRAKS MAGAZINE 020 | Seite 30

ste negli ultimi anni, poi quando ho contattato Andrea Liuzza di Beautiful Losers, le cose si sono messe in moto e abbiamo lavora- to sugli arrangiamenti e i mix. In pratica è il risultato di un lungo processo di maturazione, frutto degli anni trascorsi a suonare nei contesti più vari, con altri autori, in formazioni jazz e così via. Vo- levo un disco che si ispirasse al rock più classico, ma allo stesso tempo accogliesse e rielaborasse le sonorità più contemporanee della scena musicale odierna. In altre parole, un disco moderno ma con radici solide! Mi sembra che a livello sonoro tu sia andato alla ricerca della varietà: si va dall’alternative al blues, dall’acustico all’elettrico, hai anche affidato le voci a Tere- sa Sartore talvolta… Sì è vero. Credo che ogni volta che finisco una canzone, poi per quel- la dopo vado a cercare qualcosa di completamente diverso. Come se avessi voglia di mettermi alla prova... ‘Ho fatto una canzone con chitarre elettriche? Allora ades- so una acustica, oppure piena di sintetizzatori.’ ‘Una lenta? Allora la prossima sarà molto ritmata’, e così via. Proprio a proposito di Teresa: come nasce la vostra collabora- zione? Direi principalmente dal fatto che mi piace l’idea di poter collabo- rare con qualcuno che abbia delle caratteristiche vocali completa- mente diverse; offre la possibilità di esplorare nuovi territori. Come un pittore che avesse accesso a dei colori nuovi. Teresa ha una voce da cantante americana di soul o jazz, che può cantare note che io non raggiungerei neanche se can- tassi in falsetto. Ovviamente fare cantare una canzone a qualcun altro è difficile, non hai più il con- trollo che hai sei fai tutto da solo, hai la sensazione che la canzone ti possa sfuggire di mano... Ma con Teresa ne è valsa la pena! Come nasce “My Memories”? È la canzone composta più di re- cente. È una canzone melodica, un po’ beatlesiana, forse un po’ triste e con un testo che vorrebbe trasmettere un senso di nostalgia. Anche l’uso di Mellotron, di cam- 30 panelle e di percussioni da bambini, contribuiscono a creare un’atmosfera di al- tri tempi. Volevo che fosse una canzone allo stesso tempo orecchiabile ma non scontata, spero ci sia- mo riusciti. Ascoltando il disco mi sono venute in mente comparazioni interna- zionali con il pop an- glosassone, come Badly Drawn Boy e Prefab Sprout. Ma quali sono i tuoi capisaldi musicali? Sicuramente i miei rife- rimento sono internazionali, e principalmente anglosassoni. Co- munque negli ultimi anni mi han- no segnato i dischi di artisti come Unkown Mortal Orchestra, King Krule, The Antlers, Fleet Floxes, Thundercat, Midlake. Tra gli ita- liani Giorgio Poi e Andrea Laszlo de Simone. Ma se ne potrebbero citare tanti altri… Ci puoi regalare una playlist dei brani migliori da “accompagna- re” all’ascolto del tuo disco? Se guardo a quanti bei dischi e canzoni escono adesso, credo non saprei neanche da dove comincia- re. Quindi forse meglio ripescare qualche classico, ascolti fonda- mentali, se qualcuno non li cono- scesse. Per esempio: - Ballade de Melody Nelson (Serge Gainsbourg) - Sad eyed lady of the lowlands (Bob Dylan) - Ol 55 (Tom Waits) - And you and I (YES) - Harold the Barrel (Genesis) - Oh my love (John Lennon) - Next to you (Police) 31