ste negli ultimi anni, poi quando
ho contattato Andrea Liuzza di
Beautiful Losers, le cose si sono
messe in moto e abbiamo lavora-
to sugli arrangiamenti e i mix. In
pratica è il risultato di un lungo
processo di maturazione, frutto
degli anni trascorsi a suonare nei
contesti più vari, con altri autori,
in formazioni jazz e così via. Vo-
levo un disco che si ispirasse al
rock più classico, ma allo stesso
tempo accogliesse e rielaborasse le
sonorità più contemporanee della
scena musicale odierna. In altre
parole, un disco moderno ma con
radici solide!
Mi sembra che a livello sonoro
tu sia andato alla ricerca della
varietà: si va dall’alternative al
blues, dall’acustico all’elettrico,
hai anche affidato le voci a Tere-
sa Sartore talvolta…
Sì è vero. Credo che ogni volta che
finisco una canzone, poi per quel-
la dopo vado a cercare qualcosa
di completamente diverso. Come
se avessi voglia di mettermi alla
prova... ‘Ho fatto una canzone con
chitarre elettriche? Allora ades-
so una acustica, oppure piena di
sintetizzatori.’ ‘Una lenta? Allora
la prossima sarà molto ritmata’, e
così via.
Proprio a proposito di Teresa:
come nasce la vostra collabora-
zione?
Direi principalmente dal fatto che
mi piace l’idea di poter collabo-
rare con qualcuno che abbia delle
caratteristiche vocali completa-
mente diverse; offre la possibilità
di esplorare nuovi territori. Come
un pittore che avesse accesso a dei
colori nuovi. Teresa ha una voce
da cantante americana di soul o
jazz, che può cantare note che io
non raggiungerei neanche se can-
tassi in falsetto. Ovviamente fare
cantare una canzone a qualcun
altro è difficile, non hai più il con-
trollo che hai sei fai tutto da solo,
hai la sensazione che la canzone ti
possa sfuggire di mano... Ma con
Teresa ne è valsa la pena!
Come nasce “My Memories”?
È la canzone composta più di re-
cente. È una canzone melodica,
un po’ beatlesiana, forse un po’
triste e con un testo che vorrebbe
trasmettere un senso di nostalgia.
Anche l’uso di Mellotron, di cam-
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panelle e di percussioni da
bambini, contribuiscono a
creare un’atmosfera di al-
tri tempi. Volevo che fosse
una canzone allo stesso
tempo orecchiabile ma
non scontata, spero ci sia-
mo riusciti.
Ascoltando il disco mi
sono venute in mente
comparazioni interna-
zionali con il pop an-
glosassone, come Badly
Drawn Boy e Prefab
Sprout. Ma quali sono i
tuoi capisaldi musicali?
Sicuramente i miei rife-
rimento sono internazionali, e
principalmente anglosassoni. Co-
munque negli ultimi anni mi han-
no segnato i dischi di artisti come
Unkown Mortal Orchestra, King
Krule, The Antlers, Fleet Floxes,
Thundercat, Midlake. Tra gli ita-
liani Giorgio Poi e Andrea Laszlo
de Simone. Ma se ne potrebbero
citare tanti altri…
Ci puoi regalare una playlist dei
brani migliori da “accompagna-
re” all’ascolto del tuo disco?
Se guardo a quanti bei dischi e
canzoni escono adesso, credo non
saprei neanche da dove comincia-
re. Quindi forse meglio ripescare
qualche classico, ascolti fonda-
mentali, se qualcuno non li cono-
scesse. Per esempio:
- Ballade de Melody Nelson
(Serge Gainsbourg)
- Sad eyed lady of the lowlands
(Bob Dylan)
- Ol 55 (Tom Waits)
- And you and I (YES)
- Harold the Barrel (Genesis)
- Oh my love (John Lennon)
- Next to you (Police)
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