ROCKY HORROR
Un disco che si chiama “Salto nel buio” ricchissimo di collaborazioni e sor-
prese: la band foggiana celebra i quindici anni di carriera con la solita gra-
nitica coerenza
Vorrei sapere con che premesse
e motivazioni avete realizzato il
nuovo album e perché avete de-
ciso di chiamarlo Un salto nel
buio?
Con l’lp precedente, e anche gra-
zie alla relativa tournèe (sia da soli
che con il side project Pino Scotto
& Rocky Horror), abbiamo fatto
un bel passo in avanti nel percor-
so che ormai seguiamo da oltre
quindici anni. Questo ci ha resi
indubbiamente molto vogliosi di
confermare quanto di buono era
stato fatto e di raggiungere nuo-
vi traguardi. Riguardo al titolo,
Un salto nel buio fa riferimento a
una battuta che facevamo duran-
te l’arrangiamento dei brani, ma
gli si può dare vari significati: per
esempio abbiamo mantenuto il
nostro sound rock, ma il tutto è
parecchio sperimentale, grazie an-
che alle tante collaborazioni, quin-
di ci ripresentiamo sul mercato
discografico in una veste nuova.
Mi sembra che abbiate scelto di
incanalare molta rabbia in que-
sto lavoro: quali sono le cose che
vi fanno incazzare di più, oggi?
L’elenco sarebbe lunghissimo! (ri-
sate, ndr) Indubbiamente fa rab-
bia il menefreghismo delle nuove
generazioni, sembra che impe-
gnarsi in qualcosa (anche se per
se stessi) sia quasi da stupidi! Ov-
viamente però, come in tutti i casi,
non bisogna mai fare di tutta l’er-
ba un fascio.
Il disco vede numerose collabo-
razioni: perché avete nuovamen-
te pensato di “allargare il giro”
ad altri artisti?
Collaborare con altri musicisti, se-
condo noi, è uno degli aspetti più
belli della musica: vedere come un
altro artista si ponga e interagisca
con una tua idea è fantastico. In
questo full-lenght per esempio ci
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