care una partita scacchi difficilis-
sima con il mio cervello. Questo è
stato il mio CAMBIAMENTO.
Inevitabilmente quindi tutte le
dodici canzoni che ho scritto, par-
lano di cambiamento, sono dei
veri e propri atti liberatori, dove le
scelte si compiono tutte.
Fai quello che vuoi apre l’album
ed è il nuovo singolo: perché
proprio questa canzone? Come
nasce?
Ho deciso di presentarmi con Fai
quello che vuoi perché rappresenta
bene il disco. Racconta di amore,
rabbia, voglia di riscatto. Ha un
sound che mi rappresenta, ci sono
i chitarroni fuzz dell’inizio, la voce
pulita con la chitarra acustica (un
super classico del cantautorato),
c’è il Rhodes, il Solina e un giro
di basso stilosissimo. E per finire
chiude con un ritornello assolu-
tamente pop (almeno secondo il
mio concetto di pop). In sintesi
tutti ingredienti presenti nelle al-
tre undici canzoni.
Qual è la canzone di questo al-
bum della quale sei più soddi-
sfatto?
Per ognuna delle mie dodici can-
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zoni ho più di un motivo per esse-
re tanto soddisfatto. Ma ti rispon-
do e dico La casa di Barbie. È un
pezzo che ho scritto a maggio di
quest’anno quando il disco era in
fase di mastering. Come sempre
quando scrivo ero solo e di notte,
ho buttato giù parole e musica in
poco più di un’ora. Subito dopo ho
registrato la canzone su un mes-
saggio vocale e l’ho inviato alle
persone più intime del mio staff.
L’indomani ho ricevuto una ri-
chiesta forte e unanime, vai in stu-
dio e registra questa canzone. Su
tutti mitico il messaggio di Tom-
maso (il bassista) che diceva “Ma
tu veramente non vuoi mettere
questa canzone del disco?” Con
un tono da avvocato romanaccio
che non scorderò mai. Così chia-
mo Marco e in tre giorni arran-
giamo, suoniamo, registriamo e
mixiamo tutto in due. Non mi era
mai successo di scrivere una can-
zone e dopo dieci giorni vederla
su un disco in stampa.
Che contributo ha offerto Marco
Fasolo a questo disco?
Marco è stato il mio principale
complice. In tutte le fasi. Mi è sta-
to vicino durante tutto il momen-
to della convalescenza. Quando
sono andato la prima volta da lui
a Brescia non riuscivo neanche a
tenere le mani sulla tastiera della
chitarra per più di due minuti. Lui
ha mostrato grandissima empatia
nei miei confronti e davanti qual-
che buon bicchiere siamo subito
entrati in grande sintonia perso-
nale prima di tutto. Ho trovato
un uomo convergente/divergente
come me. Cioè tanto fuori di testa
quanto maniacalmente pignolo.
Un altro momento topico è stato
quando ha fatto per la prima volta
un paio di ascolti di fila dei miei
provini e togliendosi le cuffie, mi
ha detto Ale, questo è un disco
POP te la senti? Abbiamo lavorato
un mese d’inverno chiusi in una
villa sull’Etna (Emperor Riskio’s
Milo House), poi due mesi in Sa-
lento (al Posada Negro di Roy
Paci). E dopo non abbiamo perso
per un attimo il contatto. Diamo
entrambi per scontato che conti-
nueremo a fare musica insieme.
Adesso siamo veramente tanto
amici.
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