TRAKS MAGAZINE TRAKS MAGAZINE 018 | Page 38

care una partita scacchi difficilis- sima con il mio cervello. Questo è stato il mio CAMBIAMENTO. Inevitabilmente quindi tutte le dodici canzoni che ho scritto, par- lano di cambiamento, sono dei veri e propri atti liberatori, dove le scelte si compiono tutte. Fai quello che vuoi apre l’album ed è il nuovo singolo: perché proprio questa canzone? Come nasce? Ho deciso di presentarmi con Fai quello che vuoi perché rappresenta bene il disco. Racconta di amore, rabbia, voglia di riscatto. Ha un sound che mi rappresenta, ci sono i chitarroni fuzz dell’inizio, la voce pulita con la chitarra acustica (un super classico del cantautorato), c’è il Rhodes, il Solina e un giro di basso stilosissimo. E per finire chiude con un ritornello assolu- tamente pop (almeno secondo il mio concetto di pop). In sintesi tutti ingredienti presenti nelle al- tre undici canzoni. Qual è la canzone di questo al- bum della quale sei più soddi- sfatto? Per ognuna delle mie dodici can- 38 zoni ho più di un motivo per esse- re tanto soddisfatto. Ma ti rispon- do e dico La casa di Barbie. È un pezzo che ho scritto a maggio di quest’anno quando il disco era in fase di mastering. Come sempre quando scrivo ero solo e di notte, ho buttato giù parole e musica in poco più di un’ora. Subito dopo ho registrato la canzone su un mes- saggio vocale e l’ho inviato alle persone più intime del mio staff. L’indomani ho ricevuto una ri- chiesta forte e unanime, vai in stu- dio e registra questa canzone. Su tutti mitico il messaggio di Tom- maso (il bassista) che diceva “Ma tu veramente non vuoi mettere questa canzone del disco?” Con un tono da avvocato romanaccio che non scorderò mai. Così chia- mo Marco e in tre giorni arran- giamo, suoniamo, registriamo e mixiamo tutto in due. Non mi era mai successo di scrivere una can- zone e dopo dieci giorni vederla su un disco in stampa. Che contributo ha offerto Marco Fasolo a questo disco? Marco è stato il mio principale complice. In tutte le fasi. Mi è sta- to vicino durante tutto il momen- to della convalescenza. Quando sono andato la prima volta da lui a Brescia non riuscivo neanche a tenere le mani sulla tastiera della chitarra per più di due minuti. Lui ha mostrato grandissima empatia nei miei confronti e davanti qual- che buon bicchiere siamo subito entrati in grande sintonia perso- nale prima di tutto. Ho trovato un uomo convergente/divergente come me. Cioè tanto fuori di testa quanto maniacalmente pignolo. Un altro momento topico è stato quando ha fatto per la prima volta un paio di ascolti di fila dei miei provini e togliendosi le cuffie, mi ha detto Ale, questo è un disco POP te la senti? Abbiamo lavorato un mese d’inverno chiusi in una villa sull’Etna (Emperor Riskio’s Milo House), poi due mesi in Sa- lento (al Posada Negro di Roy Paci). E dopo non abbiamo perso per un attimo il contatto. Diamo entrambi per scontato che conti- nueremo a fare musica insieme. Adesso siamo veramente tanto amici. 39