TRAKS MAGAZINE TRAKS MAGAZINE 018 | Page 36

EDY Già penna, chitarra e voce di Ultravixen e Jasminshock, band che ne- gli ultimi anni hanno rappresentato un link diretto fra l’Italia e l’a- vant-punk USA, ora cammina da solo con il nuovo lp “Variazioni” Una vita passata in band, e ora ti presenti da solista: puoi spiegare i motivi della scelta? Ho sempre vissuto le band come una Famiglia e pur essendo sta- to il leader delle band dove ho suonato (Jasminshock) e suono (UltraviXen) ho sempre preso le decisioni e agito insieme agli altri. Questo mi ha garantito esperienze fortissime e rinunce pesantissime (proprio per rispettare il volere o i tempi di tutta la band). Que- sta volta ho scelto di essere agile. Ancor più che avevo in mente di fare un disco completamente di- verso da tutti i miei precedenti. Un disco dove potessi dare spazio all’amore che ho per la buona mu- sica italiana quella che ascoltavo 36 da bambino quando sull’Alfasud bianca di mio padre percorreva- mo Milano-Catania con Battisti, Tenco, De Gregori, Guccini e gli Equipe 84 a manetta sul man- gia-nastri. Nel contempo mixarla con i miei successivi ascolti de- cisamente più wave e rock. Ho voluto decidere da solo per tutto quello che riguarda EDY. L’unico partner che ho scelto di avere è Marco Fasolo. Sono convinto di aver fatto bene, adesso ho una li- bertà artistica e mentale che non ho mai avuto. Non inseguo nessu- na moda del momento, e in que- sto senso il mio disco parla chiaro. Io sono semplicemente un cantau- tore del 2018. So che le canzoni di “Variazioni” sono state scritte durante la con- valescenza per un grave inciden- te motociclistico. Com’è andata e come ti ha influenzato questo evento? Agli inizi del 2016 avevo pronto il nuovo disco degli UltraviXen. Doveva essere un disco di grande cambiamento secondo me, anche se al dir il vero, gli altri della band non erano convintissimo di que- sto nuovo corso. Nel frattempo, avevo contatto Marco Fasolo per la produzione del disco. Poco pri- ma di iniziare con i lavori subisco un grave infortunio a causa di un incidente in sella alla mia splen- dida Honda Four 500 del ’77. Fra le altre cose in ospedale mi hanno ricostruito/riattaccato l’anulare della mano sinistra (NB io sono chitarrista). E’ stato in ospedale che ho promesso a me stesso che se fossi sopravvissuto avrei fatto in totale libertà il mio nuovo disco e avrei affrontato tutta la vita in totale e completa libertà. Ovvia- mente ho capito da subito che per realizzare il mio progetto dovevo assumermi tutte le responsabili- tà per la prima volta (dopo sette album) completamente da solo. L’incidente è stato il mio anno zero, la mia tabula rasa, il mio nuovo inizio. La cosa meravigliosa è che quella condizione mi met- teva per la prima volta spalle al muro di fronte a tutte le mie scel- te, le mie paure, i miei fantasmi… Sono stato costretto a scegliere se lasciarmi andare, usando l’inci- dente come alibi, o reagire e gio- 37