EDY
Già penna, chitarra e voce di Ultravixen e Jasminshock, band che ne-
gli ultimi anni hanno rappresentato un link diretto fra l’Italia e l’a-
vant-punk USA, ora cammina da solo con il nuovo lp “Variazioni”
Una vita passata in band, e ora ti
presenti da solista: puoi spiegare
i motivi della scelta?
Ho sempre vissuto le band come
una Famiglia e pur essendo sta-
to il leader delle band dove ho
suonato (Jasminshock) e suono
(UltraviXen) ho sempre preso le
decisioni e agito insieme agli altri.
Questo mi ha garantito esperienze
fortissime e rinunce pesantissime
(proprio per rispettare il volere
o i tempi di tutta la band). Que-
sta volta ho scelto di essere agile.
Ancor più che avevo in mente di
fare un disco completamente di-
verso da tutti i miei precedenti.
Un disco dove potessi dare spazio
all’amore che ho per la buona mu-
sica italiana quella che ascoltavo
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da bambino quando sull’Alfasud
bianca di mio padre percorreva-
mo Milano-Catania con Battisti,
Tenco, De Gregori, Guccini e gli
Equipe 84 a manetta sul man-
gia-nastri. Nel contempo mixarla
con i miei successivi ascolti de-
cisamente più wave e rock. Ho
voluto decidere da solo per tutto
quello che riguarda EDY. L’unico
partner che ho scelto di avere è
Marco Fasolo. Sono convinto di
aver fatto bene, adesso ho una li-
bertà artistica e mentale che non
ho mai avuto. Non inseguo nessu-
na moda del momento, e in que-
sto senso il mio disco parla chiaro.
Io sono semplicemente un cantau-
tore del 2018.
So che le canzoni di “Variazioni”
sono state scritte durante la con-
valescenza per un grave inciden-
te motociclistico. Com’è andata
e come ti ha influenzato questo
evento?
Agli inizi del 2016 avevo pronto il
nuovo disco degli UltraviXen.
Doveva essere un disco di grande
cambiamento secondo me, anche
se al dir il vero, gli altri della band
non erano convintissimo di que-
sto nuovo corso. Nel frattempo,
avevo contatto Marco Fasolo per
la produzione del disco. Poco pri-
ma di iniziare con i lavori subisco
un grave infortunio a causa di un
incidente in sella alla mia splen-
dida Honda Four 500 del ’77. Fra
le altre cose in ospedale mi hanno
ricostruito/riattaccato l’anulare
della mano sinistra (NB io sono
chitarrista). E’ stato in ospedale
che ho promesso a me stesso che
se fossi sopravvissuto avrei fatto in
totale libertà il mio nuovo disco
e avrei affrontato tutta la vita in
totale e completa libertà. Ovvia-
mente ho capito da subito che per
realizzare il mio progetto dovevo
assumermi tutte le responsabili-
tà per la prima volta (dopo sette
album) completamente da solo.
L’incidente è stato il mio anno
zero, la mia tabula rasa, il mio
nuovo inizio. La cosa meravigliosa
è che quella condizione mi met-
teva per la prima volta spalle al
muro di fronte a tutte le mie scel-
te, le mie paure, i miei fantasmi…
Sono stato costretto a scegliere se
lasciarmi andare, usando l’inci-
dente come alibi, o reagire e gio-
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