LE SCIMMIE SULLA LUNA
La band leccese, che nasce dalle ceneri dei Teenage Riot, ha realizzato un
album strumentale dal sapore internazionale e sperimentale, “Terra!”
Arrivate da altri progetti ben
noti e vi siete incontrati (sulla
Luna?): come nasce questo pro-
getto e che finalità ha?
Il progetto muove i primi passi
quando Cristiano e Stefano – an-
cora Teenage Riot – arruolano
Luca (Izo, Torba) per proseguire
il tour del disco pubblicato poco
prima. Una volta ritornati in stu-
dio ci siamo accorti che le nuove
sperimentazioni andavano in una
direzione totalmente diversa da
quanto fatto fino ad allora e che
era il momento di assumere una
nuova identità; la metamorfosi si è
completata quando Jory (Uro) si è
aggiunto alla band, introducendo
una chitarra in più e, cosa nuo-
va, dei synth. Al che l’equipaggio
era al completo e necessitava solo
di un nuovo nome. Et voilà: Le
Scimmie sulla Luna. Finalità, be’,
suonare buona musica e diffon-
derla sperando che piaccia!
Mi sembra di capire che il con-
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cept alla base del disco sia la na-
vigazione in mari diversi, anche
sonori. Che tipo di idee e di suo-
no avevate in mente per il disco?
Ci hai preso in pieno. Nel disco
si naviga nelle atmosfere più di-
sparate, in un certo senso lunari
perché piuttosto distanti da quello
che sembra essere il trend italiano
del momento. Durante la scrittu-
ra dei brani abbiamo cercato di
prenderci più libertà possibile, ma
siamo comunque stati ispirati dai
nostri ascolti del momento, attin-
gendo sia alla musica elettronica
sia a sonorità più morbide rispetto
a quelle a cui eravamo abituati. Si-
curamente avevamo in testa l’idea
di far convergere più generi all’in-
terno del disco – e di una stessa
canzone – per cercare, diciamo, di
abbattere le limitazioni e i luoghi
comuni relativi a una rock band.
Il video di “Sequencer” mostra
inquietantissimi primi piani
molto stretti di occhi in cui si
riflettono colori di pittura dagli
effetti psichedelici. Quanto siete
entrati nel concept del video e
che cosa vuole rappresentare?
Per il video ci siamo affidati ad
Alberto Mocellin. Ci ha proposto
quest’idea e ci è piaciuta subito. I
liquidi psichedelici che si vedono
nel video richiamavano allo stes-
so tempo sia atmosfere spaziali in
tema con i nostri cari mari lunari
(anche se questi sono ovviamente
secchi e desolati), sia il caleido-
scopio di colori che avevamo vo-
glia di ispirare con la musica. Gli
occhi riempiti di quei liquidi sono
pura suggestione, destabilizzano
un po’ la percezione di cosa è den-
tro e cosa è fuori, di cosa è in alto
e cosa è in basso…
Dal disco sembra trasparire an-
che un certo divertimento nel
suonare (e nell’organizzare qual-
che piccola sorpresa qui e là).
Quanto è importante, se è im-
portante, l’aspetto ludico nelle
vostre dinamiche?
Senza il divertimento nel suonare
saremmo fregati! Sia sul palco che
nella vita di tutti i giorni l’aspet-
to ludico è fondamentale. Anche
se prendiamo la nostra musica
piuttosto seriamente, ci teniamo a
rendere l’esperienza tanto sonora
che visiva godibile sia per noi sia
per il pubblico.
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