TURCO, “VIA ROMA”
Turco, cantau-
trice e polistru-
mentista taranti-
na, pubblica Via
Roma. Aperto
da una rumoro-
sa Intro, il disco inizia in modo
effettivo con Ti vedi, un pop elet-
tronico dotato di buona eleganza e
morbidezza. Si prosegue con An-
sia che racconta di piccoli disagi
continui. Nella testa si presenta
in modo più inquieto e fervido,
con un lungo ingresso elettroni-
co che piano piano lascia spazio a
sonorità dance. Treni, molto gio-
cosa e vivace, è sbilanciata sul lato
pop, con stimmate di freschezza.
Spunti televisivi applicati alla re-
altà sono al centro di Ho visto
Laura Palmer, canzone dai ritmi
marcati e di nuovo molto vici-
na alla dance. Sharon dice che la
vita è un tropismo evanescente è
uno strumentale delicato ma vivo.
Ogni volta riparte da una strut-
tura acustica che viaggia a ondate
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RECENSIONI
successive. Eroi vede l’intervento
di Molla, per un pezzo che narra
piccole storie di grandi persone.
Volevo dirti va sul personale ma
non sul melenso: il pezzo anzi è
robusto e ha un drumming mar-
tellante. Si chiude con Buona vita
(per te), pezzo dolce e quasi del
tutto vocale, che rappresenta un
congedo gentile dall’album. Un
disco significativo e talvolta sor-
prendente, costellato di canzoni
ben scritte ed eseguite con cura.
GRANDI INSEGNE
IL GRANDE ALLIBRATORE
“AD OGGI MANCANO”
Scarso rispetto per la sintesi e
qualche problema con le d eu-
foniche. Ma Grandi insegne il
grande allibratore pubblica Ad
oggi mancano è un disco di no-
tevole interesse. Si parte da Sot-
tomarino, tra immagini di auto-
reclusione e di soddisfatto odio
per il mondo. Su panorami bdsm
si costruisce una cruda e inquie-
tante Rossella. Ad oggi manca-
Si chiude con l’eponima Grandi
insegne il grande allibratore, con
la quale si torna all’acustico, per
un’ultima scheggia di tristezza,
condita da particolari reali quasi
alla Carver. Fra problemi di lavoro
e stiratura. Un disco violento, do-
loroso, che parla con il tuo fegato
e gli tira dei pugni. Ma come non
se ne sentono tanti.
no, la title track, apre acustica ma
raddoppia subito con l’elettricità
e un cantato rabbioso. Parte con
un coretto anche
Camposanto,
che per legge di
contrasto ha un
percorso rock
allegro. Il re
dei topi arriva
da lontano e poi inserisce accor-
di acustici su idee folk e indie. Si
va piano con Aria buona, ballata
che parte dalla gentilezza per al-
zare la voce. Albero filtra la voce
e organizza una sorta di canzon-
cina ottimista, provvedendo poi
a mandare in vacca tutto. Si va
sull’onirico con Una casa tutta
per noi, tra le più malinconiche
del disco, su ritmi rallentati. Neve
parte pesante, con risonanze sini-
stre che si sviluppano in un allar-
gamento vocale che sa di hardco-
re. Perderti è stato meglio che
incontrarti è molto più cantau-
torale e narrativa, con archi, fiati,
incisi, un’atmosfera da festa triste.
NODe, “RCADE”
I NODe, acronimo di “Not ordi-
nary, dead”, pubblicano Rcade. Su
basi elettroniche pure si innestano
elementi spuri provenienti dall’in-
die, dal punk, dalla new wave.
We are, we are cala l’ascoltatore
fin dall’immediato in una selva di
suoni elettronici scintillanti. Dan-
ny rules again propone atmosfe-
re pop con molti synth. Si passa a
elementi giocosi
con S.O.D.A.,
per uno svilup-
po funkeggiante,
tra videogame
e cocktail. Voci
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