TRAKS MAGAZINE TRAKS MAGAZINE 017 | Page 30

TURCO, “VIA ROMA” Turco, cantau- trice e polistru- mentista taranti- na, pubblica Via Roma. Aperto da una rumoro- sa Intro, il disco inizia in modo effettivo con Ti vedi, un pop elet- tronico dotato di buona eleganza e morbidezza. Si prosegue con An- sia che racconta di piccoli disagi continui. Nella testa si presenta in modo più inquieto e fervido, con un lungo ingresso elettroni- co che piano piano lascia spazio a sonorità dance. Treni, molto gio- cosa e vivace, è sbilanciata sul lato pop, con stimmate di freschezza. Spunti televisivi applicati alla re- altà sono al centro di Ho visto Laura Palmer, canzone dai ritmi marcati e di nuovo molto vici- na alla dance. Sharon dice che la vita è un tropismo evanescente è uno strumentale delicato ma vivo. Ogni volta riparte da una strut- tura acustica che viaggia a ondate 30 RECENSIONI successive. Eroi vede l’intervento di Molla, per un pezzo che narra piccole storie di grandi persone. Volevo dirti va sul personale ma non sul melenso: il pezzo anzi è robusto e ha un drumming mar- tellante. Si chiude con Buona vita (per te), pezzo dolce e quasi del tutto vocale, che rappresenta un congedo gentile dall’album. Un disco significativo e talvolta sor- prendente, costellato di canzoni ben scritte ed eseguite con cura. GRANDI INSEGNE IL GRANDE ALLIBRATORE “AD OGGI MANCANO” Scarso rispetto per la sintesi e qualche problema con le d eu- foniche. Ma Grandi insegne il grande allibratore pubblica Ad oggi mancano è un disco di no- tevole interesse. Si parte da Sot- tomarino, tra immagini di auto- reclusione e di soddisfatto odio per il mondo. Su panorami bdsm si costruisce una cruda e inquie- tante Rossella. Ad oggi manca- Si chiude con l’eponima Grandi insegne il grande allibratore, con la quale si torna all’acustico, per un’ultima scheggia di tristezza, condita da particolari reali quasi alla Carver. Fra problemi di lavoro e stiratura. Un disco violento, do- loroso, che parla con il tuo fegato e gli tira dei pugni. Ma come non se ne sentono tanti. no, la title track, apre acustica ma raddoppia subito con l’elettricità e un cantato rabbioso. Parte con un coretto anche Camposanto, che per legge di contrasto ha un percorso rock allegro. Il re dei topi arriva da lontano e poi inserisce accor- di acustici su idee folk e indie. Si va piano con Aria buona, ballata che parte dalla gentilezza per al- zare la voce. Albero filtra la voce e organizza una sorta di canzon- cina ottimista, provvedendo poi a mandare in vacca tutto. Si va sull’onirico con Una casa tutta per noi, tra le più malinconiche del disco, su ritmi rallentati. Neve parte pesante, con risonanze sini- stre che si sviluppano in un allar- gamento vocale che sa di hardco- re. Perderti è stato meglio che incontrarti è molto più cantau- torale e narrativa, con archi, fiati, incisi, un’atmosfera da festa triste. NODe, “RCADE” I NODe, acronimo di “Not ordi- nary, dead”, pubblicano Rcade. Su basi elettroniche pure si innestano elementi spuri provenienti dall’in- die, dal punk, dalla new wave. We are, we are cala l’ascoltatore fin dall’immediato in una selva di suoni elettronici scintillanti. Dan- ny rules again propone atmosfe- re pop con molti synth. Si passa a elementi giocosi con S.O.D.A., per uno svilup- po funkeggiante, tra videogame e cocktail. Voci 31