ci che mi consigliano. Quando
scrivo e registro in realtà cerco di
non ascoltare molto per non es-
sere troppo influenzato ma penso
che qualcosa defluisca nei pezzi.
Ho ascoltato molti dischi e can-
zoni ma non uno in particolare,
in particolare il pezzo Simply are.
È una delle mie canzoni preferi-
te: cercare di fare cose che “sem-
plicemente sono” poi mi sembra
un buon metodo. Detto questo
ascolto davvero molte cose, sono
piuttosto curioso e ho molti ami-
24
compresa una cella frigorifera...
Quello nel frigo è stata una delle
cose più belle che mi siano capi-
tate. Diciamo che il mio modo di
fare le cose è questo: guardo quel-
lo che ho a disposizione e mi chie-
do “che cosa potrei fare di bello e
stimolante qui? Che cosa mi pia-
cerebbe fare?”. Quindi parto dalla
realtà e cerco di pensare a cose
che mi piacciono e che reputo bel-
le. Per i concerti ad personam nel
frigo mi aveva invitato Alessan-
dro Formigoni a suonare nella sua
galleria Hiro Proshu. La galleria
era una vecchia macelleria con un
frigo in muratura, con un’acustica
bellissima. Ho fatto un sopralluo-
go e ho pensato: “io sto nel frigo,
entra una persona alla volta e fac-
cio un pezzo soltanto a lei, soltan-
to noi due”. Fare un pezzo a una
persona guardandola in faccia,
isolati dal resto, penso sia la vera
essenza di quello che cerco di fare.
Poi c’era anche il lato ironico di
fare una performance à la Marina
Abramovich, in una galleria, ma
senza pubblico. E’ stato davvero
molto intenso, mi è piaciuto dav-
vero molto farlo.
anche perché la lavorazione è stata
molto lunga. Forse l’unico pez-
zo in cui ho cercato di catturare
il mood di un gruppo filtrandolo
nel mio modo e immaginario è
stato Woods che è nato in qualche
minuto e racconta una storia vera,
quasi una cronaca di un concerto
a cui non sono riuscito ad arri-
vare. Per farlo ho ascoltato molto
i dischi dei Woods ovviamente,
in particolare era appena uscito
il bellissimo City Sun Eater in the
River of Light. Poi mi avevano re-
galato l’ultimo disco di Devendra
Bahart. Ho ascoltato moltissimo II
dei Wolther Goes Stranger, Vaca-
tion dei Baseball Gregg, Everyday
Robots di Damon Albarn, i dischi
dei The Drums, quelli di Arthur
Russell, quelli di John Grant i sin-
goli della Sarah Records, Durante
un assedio degli Havah. I R.E.M. e
Beck li ascolto molto spesso. Così
come Conte e Battiato. Forse quel-
lo che ho sentito di più in quel pe-
riodo è stato Carrie and Lowell di
Sufjan Stevens, che penso sia dav-
vero un capolavoro, ma non credo
abbia influito sul disco.
Hai suonato un po’ ovunque,
25