è qualcosa di veramente sacro, la
puoi studiare una vita e darle tutte
le forme che vuoi ma non riuscirai
mai a dominarla, nonostante que-
sto, secondo me la musica viene
trattata male, anzi quasi data per
scontata proprio come un prodot-
to del supermercato che dove vai
trovi sempre, per questo motivo
mi sono infilato in un contenito-
re per alimenti aspettando la mia
fine, dentro quel contenitore c’è
Alfonso, un ragazzo che dai per
scontato, imperfetto ma che ha
tanto da dire…
Hai scelto un registro ora ironi-
co ora amaro per le tue canzoni.
Ma dietro quella maschera lì, ve-
ramente, che tipo sei?
Ciao, mi chiamo Valerio Al-
fonso Savini nato a Codogno il
05/06/1994, sono daltonico, ho la
“R” moscia e da che ho memoria
scrivo con la mano sinistra, però
non suono come Jimi Hendrix,
bensì come tutti i destrorsi. Scusa-
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nomi imprescindibili per la tua
crescita musicale
Guarda, mentre in casa si ascol-
tavano i grandi della musica ita-
liana, il mio primo amore fu il
punk americano. Questo non vuol
dire che ho distrutto i dischi di
mio padre (anche se nei testi dei
gruppi che ascoltavo ci si andava
vicino), anzi piano piano mi sono
avvicinato alla musica italiana, la
amo ogni giorno. Più che nomi di
artisti ti darei tre titoli di album
che mi hanno davvero lasciato
senza respiro. Nero a metà - Pino
Daniele , Dalla - Lucio Dalla e Ar-
tide Antartide di Renato Zero.
mi, adoro avere due identità, una
delle cose più belle è avere la pos-
sibilità di indossare una maschera
prima di salire sul palco e (passa-
mi il termine) avere “carta bianca”
per potersi esprimere nel modo
che si ritiene più opportuno. Mi
dicono che questa cosa è tipica dei
“Gemelli”, bene! è il mio segno zo-
diacale preferito :)
“Son contento” è una canzone
basata sui contrasti e sulle aspet-
tative (social) tradite. Come na-
sce la canzone?
La storia di questa canzone è mol-
to particolare, per quel che mi
riguarda è un chiaro attacco alla
mia personalità, nonostan-
te le difficoltà che si posso-
no trovare tutti i giorni, pur
dormendo su un pavimento
perché non avevo più un tetto
sopra la testa ero felice. La fe-
licità in questione si riduceva
a essere al passo con le tecno-
logie o il semplice apparire,
tralasciando gli optional più
importanti e con delle radici
molto significative, come una
casa…
Chiudo domandandoti tre
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