intervista
Felloni
Il punto di non ritorno è l’esordio
discografico come cantautore per
Felloni. L’album racchiude la con-
taminazione, tra scuola cantauto-
rale italiana e il sapore folk/rock di
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matrice anglosassone.
Partiamo dalla cover: che cosa
rappresenta la poltrona vuota?
Quella poltrona vuota rappresenta
per me il luogo in cui l’album ha
preso vita, il luogo dove ho conce-
pito questo lavoro e da dove prose-
guire verso nuove destinazioni. La
poltrona vuota quindi in un certo
senso rappresenta la staticità, l’im-
mobilismo vissuto negli anni pre-
cedenti e durante la realizzazione di
questo mio primo lavoro ufficiale;
l’inizio del viaggio, il punto di par-
tenza, il luogo dove non fare più
ritorno.
“Il punto di non ritorno” è il tuo
esordio come cantautore: che
cosa rappresenta per te e con
quali ispirazioni ti sei accostato
al lavoro sul disco?
Credo che ogni uomo abbia l’esi-
genza di esprimere se stesso, i pro-
pri sentimenti e il proprio
vissuto, nel mio caso ho
trovato in questo album
e soprattutto nella scrit-
tura il modo migliore per
farlo. Senza dubbio l’ispi-
razione maggiore che ha
contribuito alla realizza-
zione dei brani sono state
le mie tempeste interiori;
Le notti insonni dove
le parole tappezzavano
le pareti della mia men-
te fino a uscire e prendere forma
davanti a me, il non sapere cosa
fare della propria vita. Un lavoro di
introspezione alla ricerca di una via
di uscita dall’ombra di me stesso.
Nei miei brani parlo dei sentimen-
ti che ogni essere umano deve af-
frontare ogni giorno della sua vita,
sentimenti che possono unire tanto
quanto dividere.
Le atmosfere del disco sono
piuttosto morbide: costruzione
spontanea delle canzoni oppure
modo per fare emergere meglio
i contenuti dei testi?
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