intervista
Eradius
Basso e batteria e uno spirito affi-
ne allo stoner: ecco gli Eradius e il
loro disco in uscita, Democrazy.
Potete raccontare la storia degli
Eradius fin qui?
Il progetto Eradius nasce due anni
fa, quando a Edoardo e Richard
(batterista e bassista della Triple
Rock band) viene voglia di scrivere
e suonare musica originale, un po’
per fuggire dal circolo vizioso del-
le cover band, un po’ per nostalgia
di quella musica che faceva da pa-
drona negli anni ‘90 ma allo stesso
tempo con l’intenzione di creare
qualcosa di nuovo. Inizialmente la
band doveva essere un quartetto,
ma si vedono subito le divergen-
ze di pensiero, e incoraggiati dalla
ascesa imponente dei Royal Blood,
decidiamo di provare in due. Senza
grosse aspettative ma pieni di entu-
siasmo ci chiudiamo in sala prove a
sperimentare, capiamo quasi subito
la strada da prendere avvantaggia-
ti da gusti musicali molto simili. A
settembre 2016 ci si presenta l’oc-
casione di suonare per la prima
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volta sul palco di un festival per le
vittime del terremoto ad Amatrice,
e da lì in poi abbiamo colto ogni
occasione, partecipando a diversi
contest e cominciando addirittura a
vincerli! Anche il disco nasce sen-
za pretese: ci siamo trovati sotto
l’occhio del produttore Tommaso
Canazza e grazie a questo incontro
decidiamo di incidere tutte le dodi-
ci tracce che avevamo in cantiere.
Da cosa traete spunto per i vo-
stri testi?
Il tema principale della maggior
parte dei testi è di protesta verso
qualsiasi cosa che ci sembra sba-
gliata all’interno della nostra so-
cietà. Un paio di canzoni invece
(Black Queen e Medusa) parlano di
due donne in due relazioni diverse,
una positiva, l’altra un po’ meno.
Infine abbiamo dedicato un pezzo
(Desert) agli artisti che ci hanno aiu-
tato nel nostro progetto.
Vorrei saperne di più sulla gene-
si di “Democrazy” e “Medusa”
Democrazy è stato il primo brano
che è nato in sala prove, abbiamo
costruito il brano at-
torno al riff, il quale
nasce molti anni prima
dal primo gruppo di Edo-
ardo (gli Arenanera), ripescato da
vecchi file audio e poi riadattato
fino a quello che sentite oggi. Nel
testo prendiamo di mira l’ipocri-
sia che a volte fa da padrona nella
democrazia odierna, invitando l’a-
scoltatore ad abbracciare la nostra
“pazza” democrazia. Medusa parla
di una relazione finita male con una
donna, in generale descrive quando
la femmina si prende gioco del ma-
schio, ingannandolo e usandolo per
i propri interessi per poi abbando-
narlo come se niente fosse.
Il vostro 2017 è stato costellato
di concerti: come andrà il 2018?
Lo scorso anno ci siamo dati da
fare allargando i gomiti cercando di
farci spazio su qualsiasi palco fosse
disponibile, anche quando un vero
palco non c’era. Per il 2018 puntia-
mo al salto di qualità. Il 24 febbraio
ci sarà il release party con la suc-
cessiva uscita dell’album.
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