episodi salienti di quello che ho vissuto fin qui e mi hanno dato modo di riflettere sul fatto che questo disco segna di fatto una cesura, un nuovo corso per la mia carriera. Ho sempre suonato in formazioni: a volte che ho fondato io stesso, tante volte come turnista, altre ancora come direttore artistico oltre che bassista. Con“ Re-Birth” rinasco come musicista, con coraggio mi butto in un progetto tutto strumentale quando la maggior parte della musica intorno canta e parla. Volevo fare qualcosa di mio ma con estro quindi con il mio disco racconto quello che sono e nello stesso tempo rinasco e mi presento con un volto nuovo. Mi do alla musica portando dietro il mio passato ma camminando su una nuova strada, come fosse un nuovo battesimo. Le collaborazioni al disco sono numerose e molto illustri: puoi spendere qualche parola su come hai conosciuto e interagito con musicisti come Rhodes, Ace, Michael Urbano eccetera? Quando decisi di fare il disco mi venne in mente subito che il chitarrista sarebbe stato fondamentale, per pura coincidenza avevo visto che Ace, chitarrista che ho sempre stimato tantissimo, in quei giorni era in Italia; non ho perso tempo! Gli ho scritto subito per sapere se gli sarebbe piaciuto partecipare al progetto. Ace fin da subito ha manifestato tutta la sua carica ed energia e abbiamo iniziato subito a lavorare insieme. Con Michael ci siamo conosciuti a Correggio grazie al fatto che lo studio dove ho registrato tanti dischi è lo studio adiacente a quello di Luciano Ligabue e Michael è tutt’ ora il batterista di Luciano. Michael era spesso lì per lavoro e l’ abbiamo contattato, gli abbiamo fatto sentire le pre-produzioni e lui ha accettato di entrare nel progetto dopodiché tutto si è svolto in modo molto naturale soprattutto i rapporti che si sono stretti durante le registrazioni e nel tempo libero visto che stavamo tutti a casa mia. Nel mio lavoro la condivisione è fondamentale sia per quanto riguarda la musica sia per quel che riguarda il rapporto personale: passare giornate normali insieme conoscersi sempre meglio fino all’ ultima chiacchierata prima di andare a dormire. David Rhodes, Roger Ludvigsen e Paolo Vinaccia invece li ho conosciuti mentre stavamo registrando un altro disco commisionatoci dalla NASA di cui però non voglio anticipare nulla. A quel punto al mio produttore è venuta l’ idea di far entrare tutti e tre i musicisti nel progetto. Ed ecco com’ è andata! Puoi descrivere come sono andate le lavorazioni del disco? Nessuna delle mie precedenti esperienze in studio eguaglia quella di“ Re-Birth”. Tutto il periodo di registrazione ha rappresentato un evento quotidiano, sia per la sinergia che si rafforzava di giorno in giorno tra noi musicisti, sia
episodi salienti di quello che ho vissuto fin qui e mi hanno dato modo di riflettere sul fatto che questo disco segna di fatto una cesura, un nuovo corso per la mia carriera. Ho sempre suonato in formazioni: a volte che ho fondato io stesso, tante volte come turnista, altre ancora come direttore artistico oltre che bassista. Con“ Re-Birth” rinasco come musicista, con coraggio mi butto in un progetto tutto strumentale quando la maggior parte della musica intorno canta e parla. Volevo fare qualcosa di mio ma con estro quindi con il mio disco racconto quello che sono e nello stesso tempo rinasco e mi presento con un volto nuovo. Mi do alla musica portando dietro il mio passato ma camminando su una nuova strada, come fosse un nuovo battesimo. Le collaborazioni al disco sono numerose e molto illustri: puoi spendere qualche parola su come hai conosciuto e interagito con musicisti come Rhodes, Ace, Michael Urbano eccetera? Quando decisi di fare il disco mi venne in mente subito che il chitarrista sarebbe stato fondamentale, per pura coincidenza avevo visto che Ace, chitarrista che ho sempre stimato tantissimo, in quei giorni era in Italia; non ho perso tempo! Gli ho scritto subito per sapere se gli sarebbe piaciuto partecipare al progetto. Ace fin da subito ha manifestato tutta la sua carica ed energia e abbiamo iniziato subito a lavorare insieme. Con Michael ci siamo conosciuti a Correggio grazie al fatto che lo studio dove ho registrato tanti dischi è lo studio adiacente a quello di Luciano Ligabue e Michael è tutt’ ora il batterista di Luciano. Michael era spesso lì per lavoro e l’ abbiamo contattato, gli abbiamo fatto sentire le pre-produzioni e lui ha accettato di entrare nel progetto dopodiché tutto si è svolto in modo molto naturale soprattutto i rapporti che si sono stretti durante le registrazioni e nel tempo libero visto che stavamo tutti a casa mia. Nel mio lavoro la condivisione è fondamentale sia per quanto riguarda la musica sia per quel che riguarda il rapporto personale: passare giornate normali insieme conoscersi sempre meglio fino all’ ultima chiacchierata prima di andare a dormire. David Rhodes, Roger Ludvigsen e Paolo Vinaccia invece li ho conosciuti mentre stavamo registrando un altro disco commisionatoci dalla NASA di cui però non voglio anticipare nulla. A quel punto al mio produttore è venuta l’ idea di far entrare tutti e tre i musicisti nel progetto. Ed ecco com’ è andata! Puoi descrivere come sono andate le lavorazioni del disco? Nessuna delle mie precedenti esperienze in studio eguaglia quella di“ Re-Birth”. Tutto il periodo di registrazione ha rappresentato un evento quotidiano, sia per la sinergia che si rafforzava di giorno in giorno tra noi musicisti, sia