inchiesta
Per fortuna
ci sei tu
Arianna ed Edoardo si abbracciano, ridono. Fanno smorfie. È un pomeriggio d’inverno e
sono soli a casa. Per scacciare la noia si fanno qualche autoscatto, e guarda che foto. Le postano su Facebook, le scova (per caso) un fotografo, che le propone all’apertura del Turin Photo Festival 2012. Poi
finiscono alla Fondazione Paideia per il convegno
sui siblings (www.siblings.it), i fratelli dei disabili.
Sì: Arianna Sterpone, 18 anni, matricola a Torino, è
sorella di Edoardo, 17, secondo anno di liceo scientifico. Autistico.
La mostra, al Cecchi Point di Tori no fino al 20 ottobre (www.cecchipoint.it), ha un titolo: Le parole
non sono poi così importanti. «Edo non parla, e
per volersi bene non serve», dice Arianna. «Sono
fortunata. Contiamo molto sull’aiuto della nonna
e anche se i miei sono separati, non ci hanno mai
divisi. Siamo l’unico punto di riferimento l’uno per
l’altra. E lo saremo da grandi soprattutto. Ci penso
sempre, anche davanti alla scelta della facoltà. La
paura di star lontano da lui per lunghi periodi mi
bloccava. Poi ho pensato: se non sarò io felice, come
potrò renderlo felice? Ho seguito il sogno dell’antropologia, si vedrà». Ad Arianna arrivano e-mail
di altri siblings. Cercano confronti, consigli. Alla
rabbia e al senso di colpa con cui molti di loro convivono, sono dedicati i corsi di mutuo aiuto della
fondazione Paideia. www.fondazionepaideia.it
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Smorfie, sguardi, sorrisi. E una macchina
fotografica: Arianna ed Edoardo, fratello e sorella,
comunicano anche così. Perché Edo è autistico
e non parla, «ma per volersi bene non serve».
Rebecca non può correre come gli altri bambini,
ma non rinuncia a niente e ha un sacco di amici.
Merito della scuola, di una madre tostissima.
E di una parola chiave: inclusione
di Rossana Campisi - foto Arianna Sterpone e Diana Bagnoli