Test gioia Dicembre 2013 | Page 84

intervista Che cosa c’è di meridionale in questo film? Sicuramente il mio punto di vista. Da regista ho la possibilità di mostrare maggiormente questo elemento che mi ha sempre contraddistinto e che mi ha aiutato nella mia carriera artistica. Tengo lo sguardo paesano e pure l’accento che mi caratterizza, non è così anche per lei? Da regista: più difficile la prima volta, con Basilicata coast to coast? La prima volta entusiasmo e inconsapevolezza aiutano. Il cast del film al completo, con Claudia Potenza, Questa volta è stato più difBarbora Bobulova e Sarah Felberbaum. ficile poiché c’era da mettere insieme nove personaggi. E sappiamo che molti ci aspetteran- appena uscite dall’uovo, che sanno già no al varco, non godendo neanche quale direzione devono prendere. più della simpatia che si concede a Lei sa sempre qual è il suo mare? un outsider. Non sempre, ma so che lo devo cercaUn elemento che contraddistingue la re e ho imparato a capire le strade che sua regia è il legame con la musica. non devo prendere. «Il maestro è È il mio punto di partenza, ho iniziato nell’anima», cantava Paolo Conte, è a suonare la chitarra a 14 anni e molte questo che mi segna la strada. delle mie energie le ho spese per le espe- E ha pure un suo faro dove rifugiarsi? rienze di teatro-canzone. Nel film la È nella mia immaginazione. È lì che mi canzone non è commento alle immagini rifugio. Mi piace sognare. E quando ma, diventa, come in un musical, pro- leggo un romanzo che mi appassiona tagonista. Le faccio un esempio: Dove mi capita di viverci dentro, diventa il cadono i fulmini di Erica Mou non fa- posto dove mi isolo. ceva parte del film poiché era già con- Nel film si suona anche? cluso, ma quando l’ho ascoltata mi è Riccardo Scamarcio, il cognato cornuvenuto da aprire uno squarcio per inse- to, è un pianista. Nel film ascolterete rirla, costruendo una sequenza ad hoc. due canzoni cantate da lui e scritte da Troverete un minuto e cinquanta secon- me. Poi Magnolia, l’ex escort, interpredi di canzone, non un breve passaggio. tata da Barbora Bobulova, ama il kaÈ la musica che comanda. «Mi perdo raoke. Così le facciamo cantare una fasempre, ma so sempre da che parte è il mosa canzone di Caterina Caselli. mare» è una delle frasi più belle del pez- Come mai l’accostamento prete-prozo: mi ha fatto pensare alle tartarughe stituta? In comune hanno la voglia di un amore vero. L’impresa di Magnolia, oltre a Dalla Basilicata al faro. Rocco Papaleo, nei panni di quella di avere smesso di essere una don Costantino, e Riccardo prostituta a 40 anni, è riappropriarsi Scamarcio, il cognato Arturo, in una scena di Una piccola dei propri sentimenti, mentre Costanimpresa meridionale, opera tino si spreta perché innamorato. seconda di Papaleo alla regia dopo il successo di Basilicata coast to coast, del 2010. Il nuovo film è tratto dall’omonimo romanzo, appena uscito per Mondadori (pp. 120, ¤ 15). 84 Lei è innamorato? Dopo tanti anni da solo, ora ho una compagna con cui ho voglia di costruire una storia solida. È bello essere accompagnati sulla strada verso il mare. G Photomovie dentemente alleggerito del suo fardello esistenziale di oggetto del desiderio femminile. «Pensi che in quel momento», riflette Papaleo, «più che un sex symbol ho visto un simbolo “antropologico”. Con più spirito di avventura di me. Infatti io non mi sono mosso dal mio scoglio, nonostante il caldo e la voglia di mare». Erano tutti in Sardegna, «in un posto bellissimo accanto alle rovine di Tharros, un’antica città fenicia». Vicino al faro dismesso dove l’ex prete don Costantino (Papaleo), viene confinato da sua madre Stella, lontano da occhi indiscreti, per evitare che in paese sappiano che si è spretato. Il faro, che appartiene alla famiglia di Costantino e dovrebbe garantirgli l’isolamento, invece attira gente. Arriva un’ex prostituta, Magnolia, poi il cognato cornuto dell’ex prete, Arturo. Infine, una stravagante ditta di ristrutturazioni, chiamata per riparare il tetto. «Il film gioca su questo doppio senso», spiega Papaleo. «Da un lato si dovrà effettivamente aggiustare il tetto, ma l’impresa vera dei personaggi sarà convivere sotto quel tetto e ristrutturare le proprie vite. La vera impresa è la micro-rivoluzione che fai nel tuo metro quadrato. Se parti abbellendo il tuo spazio, se ci lavori per renderlo unico e confortevole, anche con poco, la tua vita non potrà non esserne contagiata e ristrutturata».