Test gioia Dicembre 2013 | Page 58

cover story e sono vere. La perfezione è rara e impone sacrifici che io non saprei affrontare. La vie d’adèLe Interpretare una seduttrice e girare scene di sesso con una donna l’ha aiutata a vincere la timidezza? L’ha fatto il cinema, in generale. Intendo quello che piace a me: vero, realista nel raccontare i sentimenti umani e la fisicità. Da quando recito ho un rapporto più libero col mio corpo, ma non so dire se Adèle mi ha cambiata. Mi ha insegnato a lasciarmi andare. Ma un film è sempre un film, poi c’è la vita ed è quella che conta. È anche pericoloso, mischiare le due cose. La scelta Qui sopra, Adèle Exarchopoulos, 20 anni, con Lèa Seydoux (a destra) in La vie d’Adèle. Nella foto in alto, Adèle con Jeremie Laheurte, anche lui nel cast del film e suo compagno nella vita. Forse. Non c’entra il nudo. In Grand central (altro suo film in uscita, ndr) esprimo una sensualità fisica che non sapevo neppure di possedere. E la regista è Rebecca Zlotowski. Questione di complicità femminile? Ho accettato le due sfide: per Kechiche ho tagliato i capelli e li ho tinti di blu, ho tirato fuori la mia mascolinità. Con Rebecca sono istintiva, quasi bestiale. Kechiche, lui manipolava me e io volevo sedurlo, in quanto uomo, per capire la sua visione dell’amore. Con Rebecca vedevamo le cose allo stesso modo. Non mi sono mai sentita attratta sessualmente da una donna, ma le trovo affascinanti, mi piace osservarne il loro corpo. La vie d’Adèle è una storia d’amore lesbico. Grand central racconta un ménage à trois: ma la forza dell’attrazione è la stessa. Pensa che accada così anche nella vita? Che ci siano il sesso e l’attrazione fisica alla base dei rapporti di coppia e che tutto il resto si costruisce dopo? Sono importanti entrambi. E poi, per me, il sesso è un’altra cosa, anche rispetto all’attrazione sessuale. In che senso? Il corpo maschile mi eccita: ma mi viene voglia di toccarlo, non di fare del sesso. Per quello ci vuole altro… Io non mi sento una seduttrice, è un ruolo che mi annoia. Quando incontro un uomo, cerco di capire se può funzionare, seriamente. Cosa la seduce “seriamente” di un uomo? Lo sguardo. Deve essere vero, diretto. È così raro. Non amo la volgarità, il narcisismo. Forse perché ci sono cascata un po’ troppo spesso. La cosa divertente è che al cinema sono io a fare il primo passo. Nella vita non l’ha mai fatto? Mai. Sono timida, pudica. Oggi va meglio, ma qualche complesso mi è rimasto. Mi guardo allo specchio e mi dico che forse non avrò le gambe di Gisele Bündchen, ma sono le mie 58 Il cinema può avere un ruolo sociale. La vie d’Adèle ha vinto la Palma d’oro dopo che, in Francia, era stata approvata la legge sui matrimoni e le adozioni da parte di persone d ello stesso sesso. Si è sentita un po’ militante? No, perché non è solo un film sul diritto all’amore saffico. Racconta come l’amore in generale ci aiuta a diventare la persona che siamo: l’importante è non aver paura. Ricorda il suo di primo amore? Avevo dieci anni e lui era mio cugino: lo vedevo e il cuore mi batteva forte. Quando disse che non gli piacevano le bambine che giocavano con le Barbie, nascosi la mia. In realtà ero un maschiaccio, un po’ come adesso. Se non è innamorata (si definisce single, ndr) non le manca l’amore? Un po’ sì, ma non puoi dire: «Adesso mi innamoro». Le regole della seduzione sono cambiate, o non esistono più. Siamo così presi da noi stessi e dalla frenesia che ci circonda che non ci concediamo il tempo di conoscerci, di scoprire le nostre affinità. G il libro MAQuELFILM è QuASI PoRNo Due chiacchiere con Julie Maroh, autrice della graphic novel che ha ispirato La vie d’Adele Il blue è un colore caldo (Rizzoli) è uscito nel 2010. Voleva aprire il dibattito sulle unioni gay? Volevo parlare a chi rifiuta le persone per le loro scelte omosessuali. È una storia su quello che la maggior parte di trans, queer e adolescenti gay deve affrontare. I personaggi sono ispirati a persone reali? Sono la somma di storie e incontri che ho vissuto. Perché i capelli blu? E perché non ha amato il film? Il passato di Clémentine (Adèle nel film, ndr) lo scopriamo nei suoi diari, che sono in bianco e nero. Noi ricordiamo il passato per flash e dettagli, il blu è un segno cromatico molto forte, simbolico. Per quanto riguarda il film, ammiro il lavoro di regista e attrici, ma trovo che un’esposizione così brutale e fredda del cosiddetto sesso lesbico lo faccia diventare pornografico.