Siamo alla vigilia di una nuova edizione della BI-MU, la trentacinquesima per l’ esattezza, che sarà ospitata dal quartiere di fieramilano Rho. Un’ e- dizione accompagnata da un po’ di scetticismo, causa un 2025 piuttosto complesso per la macchina utensile, un 2026 finora non certo memorabile e una situazione internazionale poco favorevole, ma anche da non poche speranze in virtù del buon andamento dell’ Iperammortamento 2026 forte di quasi 15mila domande presentate in soli 2 mesi per circa 4,75 miliardi di investimenti in beni strumentali. Un incentivo a lungo raggio, vista la sua scadenza al settembre del 2028, che lascia ben sperare in un’ affluenza di pubblico interessato a investire, speriamo numerosa. L’ a- spettativa è dunque tanta da parte, sia dei sostenitori di questa storica fiera specializzata, sia dei detrattori che la considerano, ormai, un evento non più così determinante per le scelte tecnologiche dell’ industria manifatturiera. Non avendo una sfera di cristallo, lo scopriremo dal 13 al 16 ottobre. Vi sono però due certezze: la prima è che gli organizzatori hanno fatto il massino per rendere 35BI-MU un evento imperdibile; la seconda è che si tratterà dell’ ultima edizione con ancora in vigore la vecchia Direttiva Macchine2006 / 42 / CE; dal 20 gennaio 2027, infatti, il Regolamento( UE) 2023 / 1230 la sostituirà integralmente. Un aggiornamento necessario, vista la diffusione di macchine sempre più digitali, connesse e dotate di intelligenza artificiale, ma che rischia di essere un percorso a ostacoli. Il passaggio da direttiva a regolamento rappresenta, infatti, il cambiamento più importante. L’ obiettivo è ridurre i margini di interpretazione nazionale e rendere più omoge- nea l’ applicazione delle disposizioni in tutta l’ U- nione europea. Il nuovo regolamento considera le macchine dotate di componenti software, sistemi connessi e funzioni di sicurezza basate su logiche digitali, aspetti che nella Direttiva Macchine risultavano meno sviluppati per ovvie ragioni. Questo assume particolare rilevanza per le macchine smart, l’ automazione avanzata e le soluzioni integrate con l’ Industria 4.0. La sicurezza informatica entra in modo più esplicito nel quadro regolatorio, in particolare per le macchine che dialogano con reti, software esterni o aggiornamenti digitali. Ciò significa considerare anche i rischi legati ad accessi non autorizzati, alterazioni del software e vulnerabilità dei sistemi. Il regolamento rafforza quindi gli obblighi di produttori, importatori e distributori lungo la catena di fornitura, con un’ attenzione particolare alla responsabilità documentale e alla tracciabilità della conformità. Riccardo Rosa, presidente UCIMU in una recente intervista, ha puntato il dito su un aspetto piuttosto problematico, ovvero le tempistiche. Molte norme armonizzate non sono ancora pronte e manca una guida applicativa chiara: il rischio è di avere interpretazioni difformi tra Paesi. « La sicurezza non aumenta se le regole sono poco chiare », osserva il presidente UCIMU. Senza riferimenti tecnici condivisi, le imprese, soprattutto le PMI, rischiano più documenti, controlli e contenziosi, proprio quando servirebbe certezza per investire. Alzare l’ asticella in Europa senza fermare le macchine extra-UE non conformi penalizzerebbe chi le regole le rispetta. UCIMU ha quindi chiesto una proroga condizionata di dodici mesi legata a tappe verificabili; non un rinvio fine a sé stesso, ma la condizione minima perché la riforma funzioni davvero.