OGGI ASSISTIAMO ALL’ APERTURA DEL SETTORE SPAZIALE A PLAYER PRIVATI, LA COSIDDETTA“ NEW SPACE ECONOMY”
Giorgio Marsiaj
politica industriale per il settore aeronautico. Nonostante il comparto stia vivendo una fase di forte espansione a livello globale, in Italia la frammentazione del tessuto industriale e monocommittenza ne limitano il potenziale. Tra i punti principali, poi, si sottolinea la necessità di rafforzare la filiera nazionale promuovendo la cooperazione tra grandi imprese, PMI e distretti tecnologici, favorendo l’ aggregazione industriale in modo da creare un ecosistema coeso e competitivo. È inoltre essenziale aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo. Un altro aspetto chiave è la valorizzazione del capitale umano: è urgente formare profili altamente specializzati e colmare il gap di competenze tecniche e digitali. Si invita inoltre a semplificare il quadro normativo e potenziare le infrastrutture nazionali dedicate a test, certificazioni e innovazione ».
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UN ALTRO ARGOMENTO IMPORTANTE È RAPPRESENTATO DALLA DIFESA. QUALI LE AZIONI DA FARE PER SOSTENERE IL TESSUTO INDUSTRIALE ITALIANO DI QUESTO SETTORE? « L’ aggressione militare della Russia all’ Ucraina nel 2022 ha segnato il drammatico ritorno di una guerra territoriale e ad alta intensità in Europa. A questa crisi si è aggiunta la rielezione di Donald Trump, che ha comportato un cambiamento profondo nell’ atteggiamento degli Stati Uniti verso l’ Unione Europea. In questo contesto, l’ Europa si trova oggi davanti a una svolta cruciale: garantire la propria autonomia strategica in un mondo sempre più instabile. Una delle leve strategiche per raggiungere questo obiettivo è il rafforzamento dell’ industria aerospaziale e della difesa, uno degli ultimi pilastri della manifattura ad alta tecnologia con un baricentro chiaramente europeo e ancora in grado di competere a livello globale. Nello scenario attuale, però, i principali player della difesa sia a livello nazionale che europeo registrano un backlog ordini almeno superiore a due anni. In pratica, un contratto firmato oggi dal Ministero della Difesa comporterebbe la consegna del prodotto finito non prima di due anni, se non oltre. Questo dato, unito alla necessità di una maggiore prontezza operativa e all’ incremento degli equipaggiamenti, comporta il rischio concreto che i nuovi ordini vengano dirottati verso fornitori extraeuropei, in particolare Stati Uniti e Corea del Sud. Per potere, quindi, intercettare le opportunità offerte dai nuovi equilibri geopolitici e dalle iniziative promosse in ambito UE e NATO diventa prioritario potenziare la capacità produttiva europea e, in particolare, quella nazionale. In altre parole, servono investimenti per il rafforzamento delle imprese già attive nel settore e per l’ attrazione di nuovi soggetti in grado di apportare competenze oggi non presenti, così da ampliare il perimetro e la competitività della capacità produttiva nazionale. Come Confindustria, in coordinamento con i grandi player nazionali, stiamo lavorando per facilitare il rafforzamento delle imprese della difesa e l’ attrazione di nuovi soggetti in grado di portare, o riportare, in Italia competenze e tecnologie oggi non presenti a livello nazionale ».
78 Ottobre 2025 www. techmec. it