ARTURO BARONCELLI
sicurezza e salvataggio, ospitalità, applicazioni mediche. Per ognuna delle classi suddette( loro volta suddivise in altre sottoclassi) è chiara la definizione: ognuno dei robot appartenenti a questi insieme non può essere utilizzato da chi non abbia specifica formazione; un esempio fra tutti: i robot medici chirurgici per i quali è necessaria sia una profonda capacità di eseguire operazioni che un addestramento tecnico per la conduzione del robot. I robot di servizio“ consumer”, al contrario non richiedono che un utilizzatore abbia alcuna istruzione specifica. Tale classe è suddivisa in ulteriori sottogruppi: compiti domestici, interazione sociale e education, cura( persone anziane o con handicap …). Si è sottolineato che oggi i confini tra robot industriali e di servizio sia sempre più labile; infatti, più che la morfologia tecnica del robot in questione si guarda all’ applicazione, poiché per esempio un tipico robot progettato per applicazioni industriali può essere invece messo in condizioni di svolgere attività di servizio, e viceversa. Un esempio vero chiarificatore può essere quello di un robot destinato fare il barista, scegliendo bevande e miscelando cocktail a richiesta.
DEI NUOVI PARADIGMI TECNOLOGICI NE ABBIAMO GIÀ PARLATO, MA PER CHIUDERE L’ INTERVISTA LE CHIEDEREI DI SUPERARSI E DI GUARDARE DENTRO LA SFERA DI CRISTALLO PER PROVARE A PREVEDERE IL FUTURO DELLA ROBOTICA APPLICATA ALL’ AMBITO DELLA MANIFATTURA MECCANICA. DAL SUO PUNTO DI VISTA, QUALI SCENARI INTRAVEDE? Ho già parzialmente risposto, ma replicherò distinguendo vari segmenti di robot. Per i robot industriali classici antropomorfi non cobot vedo, dal punto di vista del mercato, un aumento simile a quello dei PIL nei rispettivi paesi aumentato di qualche punto, poiché vi sono ancora spazi di automazione robotizzata non ancora coperti. Dal punto di vista tecnico invece sono chiare le soluzioni introdotte dall’ uso dell’ AI, specialmente in coordinazione con sensori, visione in particolare; per esempio, vedo la soluzione a un problema mai risolto dalla robotica tradizionale: la manipolazione di oggetti non riferiti con pinze generiche e non dedicate. Per i cobot vedo lo stesso tipo di tendenza aumentata di qualche punto dovuto alla penetrazione dei cobot stessi in segmenti che non hanno mai visto l’ uso di robot. Dal punto di vista tecnico valgono le stesse osservazioni fatte per gli antropomorfi classici.
C’ è poi da dire che il confine tra robot antropomorfi tradizionali e cobot è sempre più tenue in quanto si parla di applicazioni collaborative più che di cobot in quanto un robot tradizional può svolgere processi con operatori umani, a fronte dell’ uso di opportune sensorizzazioni e viceversa, come i suddetti cobot nei processi di saldatura ad arco. Nei due suddetti settori vi è poi, dal punto di vista del business, la poderosa avanzata di marchi cinesi che rappresentano una novità e una grande sfida per le aziende che hanno dominato il settore da diversi decenni. Per quanto riguardo gli umanoidi e le applicazioni industriali è chiaro che l’ uso integrato dell’ AI applicata ai sensori possa potenzialmente essere uno straordinario strumento di flessibilità. Vedo le applicazioni sotto i 20 kg con dinamiche e precisioni richieste medio basse, almeno all’ inizio. Applicazioni tipiche possono essere manipolazioni nella logistica, ispezione, montaggi leggeri. I temi chiave del potenziale successo sono le normative di sicurezza in via di sviluppo e l’ efficienza connessa all’ uso di decine di assi. È da valutare l’ impatto dell’ eventuale uso massivo degli umanoidi in ambienti non industriali: vari costruttori hanno dischiarato di avere come target produzioni di larga scala. Qualora ciò si avveri, allora, ci sarebbe probabilmente un impatto su tutto il settore della robotica dovuto alle nuove economie di scale impattanti sui vari componenti: motori, riduttori, azionamenti, sensori. Ma questo … lo scopriremo solo vivendo.
98 Marzo 2026