Tecnologie Meccaniche Giugno 2026 | Página 8

di Fabrizio Garnero

La cultura del dato

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di moderare un D- TALK sul tema della servitizzazione; argomento caro a Tecnologie Meccaniche al quale ha già dedicato, in passato, due convegni di successo. Ciò che è emerso all’ unanimità tra gli esperti intervenuti è che per un costruttore di macchine utensili o beni strumentali, la servitizzazione, oggi, non è più una scelta, bensì la naturale evoluzione del modello di business. In un mercato dove la qualità della macchina è il prerequisito fondamentale, il valore aggiunto si sposta dunque verso la garanzia della produzione dei clienti. Trasformare il Service in un vero e proprio pilastro strategico attraverso, per esempio, il monitoraggio da remoto e la manutenzione predittiva è esattamente l’ obiettivo finale della servitizzazione. Pensiamo agli aspetti energetici: oggi la semplice analisi dei dati ci permette di monitorare e ridurre i consumi, un fattore diventato di vitale importanza e di grandissimo valore considerando gli alti costi dell’ energia che le aziende devono sostenere. Da semplice estensione dei servizi post-vendita si sta dunque passando a modelli di business orientati al cliente fino ad arrivare al concetto di product as a service. Ma il mercato attuale è davvero disposto a pagare per questo valore aggiunto? Da quanto emerso, se dobbiamo guardare in faccia la realtà odierna, la risposta è che, oggi, i costruttori incontrano ancora parecchia resistenza, dettata da una mancanza di consapevolezza da parte degli utilizzatori. Molte aziende, per usare un termine forte ma realistico, peccano ancora di ingenuità: hanno la mentalità radicata di comprare la macchina e arrangiarsi a gestirla. Faticano a comprendere che affidarsi al co- struttore per la gestione e l’ ottimizzazione dell’ impianto lo libererebbe da incombenze gravose, lasciandogli il tempo di concentrarsi sul suo unico vero obiettivo: creare valore. Occorre dunque educare il mercato per far capire che non stiamo proponendo un costo aggiuntivo, ma un investimento strategico capace di generare nuova redditività e accorciare il cosiddetto ROI( Return on Investment). È esattamente qui che la servitizzazione gioca un ruolo fondamentale. Vi è un però importante: senza dati affidabili, tutto ciò non può esistere. Oggi, la vera sfida non è più raccogliere dati, bensì trasformarli in valore poiché, nell’ epoca della digitalizzazione, siamo davanti a una crescente mole di informazioni. Non è più sufficiente raccoglierle: bisogna selezionarle, contestualizzarle e renderle leggibili. Il vero valore non è nella quantità, ma nella qualità del dato. E insieme a questo cresce un altro tema fondamentale: la sicurezza. I dati di produzione rappresentano un patrimonio strategico per le aziende che deve essere protetto. È forse qui il punto nodale; parliamo quindi di gestione degli accessi, infrastrutture affidabili e attenzione alla cybersecurity, che oggi è parte integrante dei processi industriali. Serve, dunque, hardware affidabile per raccogliere dati corretti, ma occorre software evoluto per analizzarli e proteggerli. Ma soprattutto serve una cultura aziendale capace di interpretarli e utilizzarli. Il passaggio più importante è quindi di tipo culturale: il dato non è più un’ informazione accessoria, ma diventa uno strumento decisionale. Ma senza dati di qualità, senza sicurezza e senza una cultura orientata al dato, non è possibile ottenere il vero miglioramento che ogni modello di servitizzazione invece promette.

8 Giugno 2026