’ ultima parola di Davide Davò
Serve nuova energia
È NECESSARIA UN’ ATTIVITÀ COORDINATA TRA SINGOLE IMPRESE, FILIERE E ISTITUZIONI PER METTERE IN ATTO UNA STRATEGIA A DOPPIO EFFETTO, CON INTERVENTI SIA SUL BREVE SIA A LUNGO TERMINE
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno evidenziando in modo sempre più chiaro quanto il settore energetico globale sia esposto a fattori esterni difficilmente prevedibili. Il blocco delle rotte commerciali, l’ aumento dei costi logistici e l’ incertezza sui pagamenti dovuta alla mancata consegna delle merci stanno colpendo l’ intera filiera industriale europea, con importanti ripercussioni anche su quella italiana della meccanica, fortemente integrata nel settore Oil & Gas. Componenti strategiche come valvole, pompe e turbine rappresentano un nodo critico nelle infrastrutture energetiche tradizionali e, al tempo stesso, un punto di osservazione privilegiato per comprendere le trasformazioni in atto. In questo contesto, inserito tra l’ altro in uno scenario globale dove l’ incertezza è all’ ordine del giorno e a 360 °, risulta evidente la necessità di diversificare non solo i mercati di sbocco, ma anche le tecnologie e le fonti energetiche su cui costruire la competitività industriale dei prossimi decenni. La dipendenza da aree geopoliticamente instabili, pur ancora centrali per l’ approvvigionamento di idrocarburi, espone le imprese a rischi operativi e finanziari sempre più rilevanti. Da qui l’ accelerazione verso soluzioni alternative, in grado di garantire maggiore resilienza e continuità produttiva. I processi industriali, anche quelli considerati meno energivori, necessitano comunque di molta energia ed è indispensabile fare in modo che questa voce abbia la minor incidenza possibile sul costo finale del prodotto, per non ridurre la competitività delle nostre imprese. Tra le fonti alternative, oltre al nucleare con le centrali di quarta generazione che rappresento già una soluzione concreta sotto tutti i punti di vista, l’ idrogeno sembra avere le carte in regola per diventare uno dei vettori energetici più promettenti per la decarbonizzazione dei processi industriali che producono grandi quantità di CO2. La sua diffusione su larga scala richiederà investimenti significativi in infrastrutture, trasporto e stoccaggio, ambiti nei quali la componentistica industriale gioca un ruolo decisivo. Valvole ad alte prestazioni, sistemi di compressione e tecnologie per la gestione di fluidi complessi saranno elementi chiave per lo sviluppo della filiera dell’ idrogeno, aprendo nuove prospettive di crescita per le imprese italiane. Il passaggio verso un sistema energetico più sostenibile e diversificato non sarà tuttavia immediato. Nel breve periodo, le aziende devono continuare a gestire le criticità legate alle filiere tradizionali, tra volatilità dei prezzi, tensioni geopolitiche e complessità logistiche. Allo stesso tempo, però, è sempre più evidente come la competitività futura dipenderà dalla capacità di investire in innovazione, presidiare nuove tecnologie e riposizionarsi lungo catene del valore in evoluzione. Serve quindi un’ attività coordinata tra singole imprese, filiere e istituzioni per mettere in atto una strategia a doppio effetto: interventi immediati da un lato per tamponare la situazione attuale, sperando che sia temporanea e di breve durata, e strategie concrete a lungo termine per sfruttare l’ opportunità legata alla transizione energetica.
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