TecnoLamiera Feb/Mar 26 | Page 37

Per essere efficienti occorre una maggiore intelligenza tra le macchine e una gestione dei processi end-to-end
La crisi silenziosa dell’ intelligenza disconnessa « Di solito, i flussi di produzione sono frammentati e la programmazione è un collo di bottiglia, non perché i nostri ingegneri non siano abili, ma perché sono sopraffatti dal nesting manuale, dai dati scollegati e da una coda di produzione scarabocchiata sulla carta » spiega Bonuzzi. « Le macchine aspettano perché le istruzioni arrivano in ritardo. I pezzi si accumulano tra le stazioni perché nessuno ha detto al buffer cosa stava per succedere. Le decisioni prese a monte si ripercuotono imprevedibilmente a valle, spesso scontrandosi con la realtà nel momento peggiore. Anche i nostri migliori operatori sono costretti a reagire, senza mai anticipare. Ed è questo il paradosso: in un’ epoca di trasformazione digitale, continuiamo a gestire la produzione come se fossimo nel 1995. Non abbiamo bisogno di più dati, ma di decisioni connesse ».
Il cambiamento end-to-end: una nuova intelligenza industriale La vera gestione dei processi end-to-end non è un software. Non è una funzione. È un sistema operativo per la fabbrica. « Il processo end-to-end inizia quando viene generato un ordine di produzione » afferma Bonuzzi. « In un ambiente tradizionale, questo verrebbe stampato, consegnato e reinterpretato. In un ecosistema di produzione end-to-end, invece, diventa un oggetto vivo, visibile, tracciabile e dinamico. Passa dall’ ERP al software di nesting, ai programmi delle macchine, alle strategie di smistamento e persino alla logica dei robot di scarico. In modo automatico, intelligente, adattivo e, soprattutto, efficiente ».
In un ecosistema di produzione end-to-end, ogni ordine diventa un oggetto vivo, visibile, tracciabile e dinamico

Nei corridoi delle nostre aziende, il ritmo della produzione risuona come un battito cardiaco. Qui, dove la lamiera diventa componente e i componenti diventano prodotti, la partita non si gioca più su una singola macchina, ma sull’ intero sistema produttivo. E in questo gioco, le regole stanno cambiando rapidamente. L’ odierno panorama produttivo è sostanzialmente caratterizzato da due pressioni: la riduzione della manodopera e l’ accelerazione del mercato. Le consegne devono essere più veloci. I lotti devono essere più piccoli. La personalizzazione è la norma, non più l’ eccezione. Nel frattempo, la manodopera specializzata sta via via scomparendo e anche le macchine più avanzate non possono funzionare senza un contesto produttivo integrato a monte e a valle, senza un sistema che dia un senso a ciò che viene dopo. Ci siamo quindi chiesti: come possiamo rimanere efficienti, agili e competitivi in un mondo che si muove più velocemente di una lista di produzione cartacea? La risposta, secondo Tommaso Bonuzzi, Direttore Vendite Salvagnini, non è un maggior numero di macchine, bensì una maggiore intelligenza tra esse e una gestione dei processi end-to-end.

I benefici operativi concreti « Parliamo per esempio di tempi di programmazione più brevi » prosegue Bonuzzi. « Con un’ architettura unificata, il software CAD / CAM può generare programmi ottimizzati in pochi minuti anziché in ore. Gli operatori possono metterli a punto con interfacce semplici, non con codici complicatissimi. Ciò significa nesting più intelligenti, in cui gli scarti non sono più un male inevitabile. I sistemi moderni consentono di annidare i pezzi all’ interno delle aree inutilizzate di altri pezzi, persino di riutilizzare gli scarti interni, aumentando l’ utilizzo dei materiali e riducendo il costo per pezzo. Tutto questo libera la possibilità di attuare delle strategie di produzione adattive. Sia che dobbiate produrre kit, articoli su commessa o lotti standard di grandi dimensioni, un ecosistema di produzione end-to-end permette di scegliere rapidamente la strategia giusta, bilanciando le dimensioni del buffer, le sequenze e la disponibilità di manodopera.
Un processo end-to-end è la risposta alla carenza di manodopera qualificata
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