TBA The White Edition - Issue #03 | Page 44

3 THROWBACK WHITE EDITION ra bomba e i fill di batteria fighi, ma delle canzoni che trasmettano qualcosa a chi ascolta, uscite dai vostri panni da musicista. Affidatevi a qualcuno che vi aiuti in questo, che abbia più esperienza di voi. Dedicate tanto tempo e risorse all’immagine (e per esempio, non solo foto di gruppo dove fate brutto, anche con- tenuti più simpatici, la gente empatizza molto più fa- cilmente), ad un piano di promozione e a socializzare con le persone. Non pretendete mai nulla da nessuno. aspettati di poter realizzare? Dopo il nostro primissimo concerto ci venne propo- sto di aprire i Me Vs Hero, che per noi erano degli eroi incredibili, questa cosa per noi era assurda. E uno o due mesi dopo eravamo sul palco coi Chunk! No Cap- tain Chunk! al Vidia, cosa ancora più assurda. I primi sei mesi sono stati un susseguirsi di piccoli traguardi che non credevamo possibili. – Mettere ancora la vostra “passion first”? – Ormai ci sono alcuni dei vostri pezzi di Stake Everything che non suonate più live. Avete mai pensato a dare una seconda vita ad alcuni di questi? Sfruttando anche il trend del reimagi- ned che sta spopolando ora. È letteralmente l’unico motivo per cui continuiamo! Negli anni abbiamo più volte parlato di ripubblicare No Messages, che era forse la canzone più pop e orec- chiabile dell’EP. C’era anche l’idea di rifarla acustica, un po’ appunto come queste versioni “Reimagined” che stanno uscendo adesso. Non è mai stata vera- mente esclusa come proposta, chissà! – Avete vissuto l’impatto e la repentina impor- tanza che i social hanno iniziato ad avere sulla promozione delle band dal 2014, ma anche pri- ma con altri progetti, a oggi. La vostra imma- gine social è infatti molto forte e studiata, cosa che magari anni fa era impensabile e inutile per un gruppo. Si assolutamente, abbiamo sempre speso molto tempo sull’immagine, già nel 2014 l’attenzione degli “utenti web” era molto più attratta da contenuti vi- sivi che da parole. E più l’immagine è convincente, più attenzione riesci ad ottenere. Facebook è stato uno strumento incredibile per gli artisti emergenti, e assolutamente meritocratico. Non ho mai condiviso e compreso le crociate degli artisti contro la piatta- forma per presunte “riduzioni di visibilità”, come fai a lamentarti di uno strumento gratuito? E cosa c’è di strano nel dover pagare per ottenere maggiore effica- cia? – Dopo tutti questi anni, che consiglio dareste ad una band alla prese con le loro prime rele- ase? Scrivete canzoni belle, non solo con un riff di chitar- TBA | 44