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BLUE EDITION
THROWBACK
– Partiamo dalla scrittura del disco, com’è stato
scrivere Anywhere But Here paragonato al vostro
ultimo disco Sunnyland?
Sono stati processi totalmente diversi ovviamen-
te. Abbiamo registrato Anywhere But Here più di 10
anni fa, eravamo giovani e facevamo questo da poco;
era uscito solo A Lesson In Romantics e abbiamo
avuto un po’ di successo, fatto tour, le cose sono cre-
sciute. Era il disco con cui ci dovevamo confermare,
ed era con Atlantic Records, che per noi era una cosa
assurda. Dovevamo ancora imparare molto su di noi,
su cosa volevamo. Per Anywhere But Here abbiamo
scritto con altre persone nonostante non ne fossimo
molto convinti, infatti è l’unico disco per cui l’abbia-
mo fatto, perché ci era stato detto da Atlantic e li ab-
biamo accontentati, nonostante ci siamo sentiti un
po’ limitati creativamente. Ho dei ricordi bellissimi
della scrittura e della registrazione, è stato un pro-
cesso interessante, molto divertente, ma al tempo
stesso stressante perché non eravamo totalmente in
controllo della situazione. Abbiamo imparato molto
facendo quel disco: che scrivere con altri non faceva
per noi, che avevamo bisogno di più controllo su quel
che facciamo, ci ha fatto capire come volevamo che
il processo fosse. Con Sunnyland è stato molto più
inclusivo per tutta la band, ai tempi di Anywhere But
Here eravamo per lo più io e Jake a scrivere i pezzi,
mentre ora scriviamo tutti, contribuiamo con idee e
tutto quanto.
tutto questo tempo.
Si, con Anywhere But Here dovevamo confermarci,
eravamo a quel punto in cui abbiamo visto molti al-
tri fallire. Dopo 10 anni abbiamo la consapevolezza
di non poter scomparire da un momento all’altro, ab-
biamo lavorato duro e abbiamo costruito tutto que-
sto, e siamo più liberi per fare quello che vogliamo e
che ci rende felici, senza doverci preoccupare troppo
di rischiare un passo falso.
– A livello personale immagino che in questi
anni tu sia cambiato e abbia imparato molto, che
consiglio daresti a te stesso nel passato?
– Sunnyland contiene molte riflessioni sul pas-
sato ed è anche più vicino alle sonorità dei primi
dischi rispetto al precedente, Black Lines, come è
successo?
Di apprezzare quello che facciamo, perché non du-
rerà per sempre. Divertiti davvero in tutto quello che
fai. Sii positivo, sii gentile con tutti e apprezza le cose
che hai nella vita senza darle per scontate.
Penso sia stata una combinazione di cose diverse, per
lo più perché essendo una band da così tanti anni ti ri-
trovi un po’ a guardare al passato, a quello che hai fat-
to, quasi come un crisi di mezz’età, e rifletti molto. In
più durante la scrittura di Sunnyland abbiamo anche
fatto il tour per i 10 anni di A Lesson In Romantics,
risuonare quel disco ci ha portato a essere nostalgici
e ci ha riavvicinato a quel sound.
– Questo vostro atteggiamento positivo, no-
nostante le vostre canzoni non lo siano proprio
tanto, penso abbia un po’ fatto al differenza nella
vostra carriera.
Eh si, fa ridere perché scriviamo canzoni super tristi,
ma cerchiamo sempre di essere persone positive e
usare la nostra posizione per diffondere energia po-
sitiva e aiutare persone. Negli anni in molti ci hanno
detto che la nostra musica li ha aiutati ed è una cosa
– In questi 10 anni la pressione su di voi pen-
so sia cambiata anche, scrivendo Anywhere But
Here dovevate confermarvi, mentre ora siete più
affermati e soprattutto capaci di gestirla dopo
TBA
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