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BLUE EDITION
B AY F E S T
prima ancora di essere in questa band e so che nessu-
no più di noi tiene alla nostra musica e nessuno più di
noi ci lavorerebbe duramente e questa è una cosa che
ho sempre tenuto a mente. L’altra ragione è che sia-
mo sempre stati una band DIY, abbiamo fatto tutto
da soli, Nestor si occupava di registrare, io facevo da
manager e via dicendo; man mano che la band è cre-
sciuta è stato impossibile continuare a occuparcene
da soli, abbiamo dovuto assumere delle persone, la-
vorare per esempio con agenti, contabili… e un modo
di mantenere quell’ottica DIY è stato creare la nostra
etichetta così da poter almeno avere il controllo di
quel che succede con la nostra musica e di come viene
commercializzata, su come vogliamo i nostri video, le
zine che facciamo, e per poter continuare a fare del-
le cose stupide tipo vendere una barca come parte di
un preorder, nessuna etichetta ce lo avrebbe lasciato
fare.
– Siete appena scesi dal palco, com’è andata?
È stato fantastico, non avevamo mai suonato a un fe-
stival in Italia, è stato bello vedere la gente cantare e
divertirsi.
– È anche un posto bello, vicino alla spiaggia...
Oh sì, mi ricorda la Florida… siamo andati anche a
nuotare oggi, c’erano tantissime persone, come se
la spiaggia fosse infestata. Però ho potuto nuotare in
mare, che è un po’ una novità per noi, da noi ci sono i
laghi e i fiumi, non il mare.
– Morbid Stuff è uscito in primavera, tre anni
dopo The Dream Is Over. Nonostante ci abbiate
messo un po’ di tempo per gli standard dell’indu-
stria musicale attuale, l’hype attorno alla vostra
band non è mai sceso, anche perché nel frattem-
po siete sempre stati in tour.
– Avete anche lavorato con Jeff Rosenstock al
disco.
Non scriviamo quando siamo in tour, io proprio non
riesco a farlo, il mio cervello non funziona. Siamo
così tanto in giro e diciamo di si a ogni opportunità
che non avevamo avuto modo di scrivere il disco e a
un certo punto abbiamo dovuto decidere di fermarci
per farlo, prenderci da sei mesi a un anno per scrivere
e registrare, il periodo più lungo di stop che ci siamo
mai presi. Penso che sia stato importante per noi, so-
prattutto perché quando abbiamo fatto The Dream
Is Over eravamo stati in tour così tanto prima che
l’abbiamo scritto e registrato in tre mesi, decisamen-
te troppo velocemente, e per quanto io sia orgoglio-
so di quel disco, so che avrebbe potuto essere molto
meglio se ci fossimo presi più tempo. Sia per piccoli
dettagli, sia perché c’erano delle canzoni che avevo in
mente in un certo modo entrando in studio che forse
non erano del tutto pronte a prender vita. Quindi con
Morbid Stuff abbiamo deciso di prenderci sei mesi,
fermarci un po’, e si, ci abbiamo messo di più, ma in
fondo siamo stati in tour per due anni e mezzo prima,
quindi…
È un nostro grande amico, abbiamo suonato molto
insieme, è una persona fantastica di cui ci fidiamo,
quindi prima di andare a registrare le canzoni che
avevo scritto sono andato da lui a New York per ave-
re il suo parere. Lui ha un’ottima visione essendo un
grande songwriter ed è onesto, capita che senta qual-
cosa e dica “non capisco bene questo testo, di cosa
parli?” e per me quel testo era chiaro, ma se lui non lo
capisce nessun altro lo potrebbe capire, quindi mi fa
realizzare che lo devo rivedere.
– Per far si che le persone comprendessero me-
glio o ci si riconoscessero di più?
Penso che molte cose fossero troppo personali, basa-
te sulla mia esperienza che solo chi mi conosce inti-
mamente avrebbe compreso. Quello che Jeff mi dice
è che le persone non sanno tutto di te e non puoi pre-
supporre che lo sappiano quindi ho dovuto rendere
alcuni versi un po’ più universali, di modo che le per-
sone ci si potessero ritrovare un po’ di più.
– Per pubblicare questo disco avete creato la
vostra etichetta, Little Dipper, penso sia stato un
modo per essere liberi nella creazione ed essere
in controllo del vostro materiale…
– Il disco segue le orme del precedente, ma a
un livello superiore. Si concentra anche questo
su argomenti come depressione, ansia, difficol-
tà in generale, adattati a una nuova fase del-
le vostre vite, ma in modo migliore, è stata una
C’è più di una ragione. Lavoravo nel music business
TBA
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