plissimi elogi nella guida del 1514 entro la cappella del Santo Sepolcro, ma di
cui non si fa più cenno in quelle successive, e che la Brizio giustamente pensava
fosse stata anch’ essa dipinta da Gaudenzio, fosse stata eseguita con impostazione simile.
Del resto, anche la tarda Resurrezione della Galleria Nazionale di Londra non
muta sostanzialmente l’ impianto col grande gioco del lenzuolo, come un enorme aureola attorno al Cristo.
Oltre a questi dipinti, dovuti a Gaudenzio stesso, di non trascurabile lavoro
documentario sono i tre piccoli schizzi del “Libro dei Misteri”, che si richiamano a memoria alla statua, con la figura guizzante del Cristo reggente la banderuola, e poi ancora la xilografia di Gioacchino Teodorico Coriolano, intagliata
all’ inizio del seicento per la veduta generale della nuova Gerusalemme per la
guida del Sacro Monte pubblicata nel 1611, ed ancora l’ incisione con una panoramica del Monte, acclusa all’ opera del Fassola (1671), in cui si individua la
statua della fontana.
E se più libere e fantasiose appaiono le piccole figure, rapidamente abbozzate
nel volume dell’Alessi (sempre con le braccia aperte), non meno aderenti alla
realtà devono essere anche le altre due, pur molto ridotte di dimensioni, dalle
quali risultava tuttavia con chiarezza che a differenza della statua attuale, il Cristo presentava un atteggiamento assai più mosso, libero, sciolto, con il braccio
destro in parte proteso e sollevato ed il sinistro reggente la solita banderuola,
quasi in atto di sollevarsi, come ricordano i versi del Sesalli.La questione della statua gaudeziana legno, terracotta, metallo?
Non è possibile oggi affermare con assoluta certezza in che materiale fosse
stata realizzata la statua originaria della fontana, che tutti i ragionamenti ci hanno portato a ritenere di Gaudenzio.
Escluderei il legno per l’impossibilità di far passare le tubature (ben cinque)
attraverso il fusto e gli arti. Non molto più probabile appare l’ipotesi della terracotta, per altro proprio solo in quel giro di anni iniziata ad adottare da Gaudenzio in sostituzione di manichini di legno e stoffa per i personaggi di varie
cappelle del Monte. Infatti si tratta di un materiale fragile, particolarmente se
esposto all’aperto, agli agenti atmosferici, all’umidità della sottostante vasca, ai
gelidi venti del Rosa, alla presenza nell’interno delle tubature e soprattutto ad
un facile, quasi invi tante contatto diretto da parte dei pellegrini, sia per devozione, che pura, istintiva curiosità, magari anche da parte di qualche balordo
malintenzionato.
695