il 1501 ed il1507, oggi al Castello Sforzesco di Milano. Sia il nome del Bramantino, che influenzò notevolmente il giovane Gaudenzio, che la datazione, non
potrebbero essere più puntuali.
Soluzione analoga è quella della fontana nel secondo chiostro di S. Maria in
Gradi a Viterbo, risalente al 1480, dall’elegante struttura ottagonale che la circonda, costituita da colonne corinzie reggenti un architrave, priva anch’essa di
una sovrastante copertura, come il recinto nell’arazzo bramantinesco.
Ma forse l’esempio teorico che può essere stato lo spunto più stimolante per
Gaudenzio è quello contenuto in quell’opera singolare che è l’Hypnerotomachia Poliphili, edita per la prima volta nel 1499 a Venezia da Aldo Manuzio e
poco dopo anche in Francia ed in Inghilterra.
Questo strano romanzo allegorico, attribuito a Fra Francesco Colonna di
Treviso, che in realtà servì all’autore per esporre le sue teorie sull’architettura
dei giardini, era un’idealizzazione dell’antichità, dalla quale giardinieri e scultori, pittori ed incisori italiani solevano attingere a piene mani, come da un campionario.
Fu un’opera assai singolare, di grande attualità che certo non poteva essere
nota anche al giovane Gaudenzio e che anche per lui dovette costituire un utile
mezzo di lavoro e di ispirazione.
Tra le varie illustrazioni di cui è ricco il volume, vi è per esempio una fontana
protetta da un padiglione, o pergolato a volta a botte, ma soprattutto un’altra
fontana, ancora più originale, a struttura centrale, a padiglione a doppio ordine
di colonnine, coronato da una copertura a guglia, vero spunto, vera premessa
per la fontana del Sacro Monte.
È poi l’adozione del materiale metallico, riscontrato solo nel bagno pavese
e nel baldacchino della Pigna in Vaticano, del tutto comprensibile in un architetto, per così dire, occasionale e perciò più libero dai canoni del mestiere, ma
istintivo, geniale, spontaneo, come poteva essere Gaudenzio pittore, scultore,
architetto ecc…, che gli permette una soluzione personalissima, con una struttura ariosa, totalmente aperta, che crea un nuovo rapporto tra forma e spazio. Ed i
valori lineari a cui la fontana si riduce nello slancio verticale delle dieci aste verso
il tetto, quasi sospeso a mezz’aria, la fanno apparire più un’architettura evocata
in punta di pennello dalla fantasia di Gaudenzio, pittore di “architecturae fictae”
su tanti sfondi di suoi dipinti, che non una vera costruzione calata nella realtà.
Infine l’impianto centrale, evidenziato dal giro stesso delle aste attorno alla
tazza maggiore, e dal cupolino di coronamento, rivela la totale adesione ai più
aggiornati schemi architettonici di quegli anni, soprattutto in campo sacro, di
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