monolitico, dalla forma sobria, essenziale, che ne esalta il volume, di gran peso,
basti osservarne lo spessore, dovuto sia alla lavorazione faticosa della pietra, sia
per prevenire eventuali spaccature causate dal gelo, deve esser stato ricavato da
un masso rinvenuto sul Monte, o da un blocco estratto dalla roccia viva dello stesso Super parietem, per l’impossibilità materiale d’averlo portato da altre
parti. Esso dovette venir realizzato da esperti piccapietre dell’alta valle, con ogni
probabilità alagnesi, molto richiesti per questi lavori, assai spesso in Svizzera, ma
anche nel ducato sabaudo. Cito solo Pietro e Milano di Cesa, nominati, mezzo
secolo dopo, da Emmanuele Filiberto, sovrastanti e direttori per la costruzione
della strada del Col di Tenda, tra Cuneo e Nizza, fra quelle impervie montagne.
Lo stesso esile basamento della vasca, sinuosa, a doppia curva contrapposta (curva e controcurva), cioè a gola diritta, sviluppa il motivo più tipico e ricorrente nelle architetture dipinte di Gaudenzio e nei cornicioni realizzati nelle due
cappelle della Crocifissione e dei Magi, a lui ormai concordemente riconosciute
come architetture.
Ma la stessa forma ampia e sfasata del grande catino ricompare quasi completamente uguale nella coppa di centro tavola nell’Ultima cena della parete delle
Grazie (1512-13), quando da pochi anni la fontana doveva esser stata terminata, e ritornerà ancora più tardi nel tondo secchiello metallico, sorretto da S.
Marta nel trittico di S. Dorotea e nella coppa dell’Ultima cena, in S. Maria della
Passione a Milano negli anni tardi di Gaudenzio, per passare poi in eredità alla
sua scuola nel Cenacolo del Duomo di Novara, nel relativo cartone dell’Accademia Albertina di Torino, e col Lanino nella Cena di S. Nazaro a Milano. In tutti
questi esemplari (ottagonali, non decagonali come a Varallo), la coppa è sempre
conchiusa da un ampio bordo di coronamento, così come avveniva anche nella
fontana del Sacro Monte. Infatti, solo nel 1914 la vasca maggiore dovette esser
foderata internamente e sul bordo, di graniglia ed in tale lavoro venne soppressa
la modanatura che conchiudeva il margine superiore della coppa con grande disappunto dell’allora Soprintendente ingegner Bertea, stando a quanto mi riferì
nel 1956 Emilio Contini. La modenatura o cornice è ancora visibile osservando
le più antiche fotografie che inquadrano la fontana nel tardo Ottocento e nel
primo Novecento. Tutto dunque concorda con rara evidenza nel confermare la
paternità gaudenziana per la parte lapidea della fontana. Rimangono da analizzare il padiglione metallico e la statua del Cristo suscitato.
Il Padiglione Metallico
Anche il così caratteristico padiglione metallico, unico nel suo genere, che
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