do”, costituito da un piccolo disco in marmo bianco, reminiscenza forse delle
parole del salmista (73, 12) “Dio che da tanti secoli è nostro re, ha operato la sua
salute nel mezzo della terra”, situato nel coro dei Greci, ossia nella parte centrale
della Basilica del Santo Sepolcro proprio di fronte all’edicola del Sepolcro di
Gesù, non mi pare possa trovare conferma, essendo la sua collocazione perfettamente in asse con la porticina d’ingresso al Sepolcro ed esattamente di fronte
alla Pietra dell’unzione. Al contrario qui a Varallo la fontana risulta spostata di
più di cinque metri verso destra rispetto all’asse del Santo Sepolcro ed a circa
quattro e cinquanta rispetto alla Pietra dell’Unzione. Per cui, data la costante
ricerca di esatta rispondenza da parte del Caimi, in questo caso del tutto mancante, l’ipotesi non mi pare sostenibile.
Ne consegue che la fontana, esulando nettamente da quel contesto topografico, e quindi dal piano originario del Caimi, deve essere non solo posteriore
alla sua morte, avvenuta con ogni probabilità nel 1499, ma di qualche tempo almeno più tarda. Si può dunque ritenere che risalga all’epoca del suo successore,
P. Candido Ranzio, o subito dopo, quando gli intendimenti originari del fondatore erano stati ormai totalmente abbandonati, ed alla rigorosa rispondenza
topografica si andava via sostituendo quella cronologico narrativa.
È quanto mai probabile che la fontana debba ricollegarsi urbanisticamente
con il portichetto, già esistente nel 1514, che, partendo dalla Pietra dell’unzione. raggiungeva l’attuale cappella di S. Francesco, quindi, passando davanti al
Santo Sepolcro ed al Noli me tangere, si conchiudeva in direzione nord, con la
cappella di Gesù risorto alla Madre, come abbiamo illustrato in varie puntate
negli scorsi anni.
Era quella poi la zona dell’attuale Piazza Maggiore più densa di misteri e ricca
di frescura per i “vaghi abeti”, mentre lontano e quasi isolato era il complesso del
Cenacolo e della Chiesa Vecchia, costituenti la zona del monte Sion, dove ora
sorge la Casa del Pellegrino.
E che la fontana sia posteriore al periodo del Caimi lo conferma indirettamente il Fassola nel 1671, quando ricorda presso il Santo Sepolcro la cisterna, “della
quale si serviva il fondatore”, e della quale è segnato ancora il nome su di una lastra
di pietra pavimentale dell’attuale portichetto. Egli inoltre ricorda la costruzione
dell’acquedotto del Sacro Monte, che fa risalire all’epoca di Emiliano Scarognini,
morto nel 1517, indispensabile premessa per l’erezione della fontana.
È evidente che l’affluenza sempre crescente di pellegrini e le limitate possibilità della cisterna dovevano aver determinato ben presto l’esigenza di erigere
una fontana, a cui nel clima profondamente devoto del Sacro Monte delle origi681