farsi all’Ecce Homo. Quindi alla fine del 1612, non avendo ancora terminato
gli affreschi dell’Ecce Homo non aveva certamente dato inizio a quelli dell’altra
cappella. L’anticipo era dunque anche un sollecito ed una garanzia.
Il 26 giugno 1613 il Morazzone riceve ad Arona £. 1.200 per conto dei fabbriceri di Varallo; non sì specifica però se per saldo degli affreschi dell’Ecce Homo o
anche come anticipo per la Condanna.
Ma ormai i fabbriceri varallesi dovevano aver perso la pazienza e nel memoriale inviato da Gerolamo d’Adda a monsignor Bascapè il 23 dicembre 1613, vista ovviamente l’inadempienza del Morazzone per un contratto stipulato ormai
da più di tre anni, il d’Adda scrive:” Starò ancor aspettando il decreto di V.S.
R.ma per la cappella della lavatione de mani di Pilatto per la quale e per quella
della sententia ho apostato il s.r Camillo procacmo pittore, et un altro pittore
da Moncalvo di Monferrato, qual è giudicato huomo di valore, et ha depinto di
presente in una capelia nova eli S.to Alessandro di Milano, e se si potrà havere
il Morazzone, qual credo resti dare alla fabbrica, non essendo ancora stimata
la capelia del Ecce homo da lui depinta, vi sarà la capelia sod a di caifas e quella
della presa di depingere”.
Due personalità di alto livello dunque vengono interpellate: Camillo Procaccini ed il Moncalvo. Ma non se ne farà nulla. Del Procaccini non si hanno più
notizie per Varallo. Forse proprio per la sua notorietà, per i suoi molti impegni
e forse anche per una possibile richiesta di compenso troppo elevata, dovette
declinare l’invito.
Con il Moncalvo invece il 14 ottobre 1614 (quindi quasi un anno dopo la
lettera del d’Adda) i fabbriceri varallesi stabiliranno la convenzione per i dipinti della cappella di Pilato si lava le mani, da iniziare nella successiva primavera.
Non si parla però della Condanna. Per gli altri due misteri a cui si accenna di
Caifas e della Cattura, per i quali il d’Adda avanzava l’ipotesi di poterli forse
assegnare al Morazzone (quasi come scusa per volergli togliere “la lavatione de
mani di Pilatto” e gli affreschi della “sententia”) ci si dovrà poi rivolgere al Rocca
ed a Melchiorre d’Enrico.
Quindi anche per la Condanna, svanita la possibilità di chiamare un altro
pittore di gran fama, si deve pazientare ed attendere che il Morazzone mantenga
i patti.
Forse la minaccia di chiamare un altro maestro deve aver spinto il Morazzone
a dare inizio alla nuova impresa.
Il 24 aprile 1614 l’arcidiacono Marchesi, nipote del Bascapè, inviava degli
ordini per le pitture della cappella della Sentenza di Pilato. Segno che qualcosa
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Cappella - 35