Cappella 35
Gesù condannato alla morte
di croce
Iscrizione:
“La tua causa è stata giudicata come quella di un empio. (Giobbe, 36,17).
Quelli insistevano con alte grida, chiedendo che fosse crocefisso, e le loro voci andavano crescendo. E Pilato decretò che fosse eseguita la loro richiesta. (Luca 21,
23-24)”.
Conosciamo la cappella 35
Sulla croce, un cartiglio reca il nome del condannato e il perché della condanna:
‘Gesù Nazzareno Re dei Giudei’. I Farisei protestano, perché la frase si presta ad
un malinteso, ma Pilato non recede dalla sua decisione.
Costruita verso il 1610.
Statue di Giovanni d’ Enrico.
Affreschi Pier Francesco Mazzucchelli, detto ‘il Morazzone’
(1614).
Gesù condannato alla croce
Il grande complesso del Palazzo di Pilato si conclude con la cappella della
Condanna a morte di Gesù. La realizzazione, come la vediamo oggi, risale al
secondo decennio del XVII secolo. Tra il 1610-1612 le sedici statue furono
modellate da Giovanni D’Enrico e già nel novembre del 1610 viene stipulato il
contratto con il Morazzone per la realizzazione degli affreschi. La composizione
scenica è in perfetta continuità con quella della cappella precedente, che in realtà venne eseguita successivamente.
Sulle pareti sono dipinte La Madonna e le Pie Donne ( a sinistra ) e l’Ascensione di Cristo (sulla volta ).
L’effetto ottenuto tra statuaria e dipinti è veramente una notevole sintesi
narrativa e riesce, ancora una volta, a restituire il significato storico e spirituale
dell’evento rappresentato: la sentenza di condanna di Gesù alla Crocifissione e
la croce è proprio il tema centrale attorno cui si sviluppa l’intera figurazione.
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Cappella - 35