una soluzione chiara e definitiva per il Palazzo di Pilato, con l’approvazione da
parte del Vescovo dei piani per l’avanzamento dei lavori ed il completamento
del complesso. Si assegnano le collocazioni definitive per alcuni misteri, si decide di erigere la scala (la futura Scala Santa), e quindi di sviluppare su due piani il
Pretorio di Pilato. Scrive tra l’altro il Vescovo: “Ci è di nuovo parso bene che il
mistero della flagellazione si rappresenti prima che si salga la scala per essere più
conforme alla sacra Historia... Così anche riavremo la cappella della coronatione più spaziosa... Così anche per più ragioni gli (all’artefice) abbiamo ordinato
che essendo la cappella seguente più ampia fa comodi per rappresentarvi Pilato
che mostra il Salvatore dicendo Ecce Homo, et ancor che si lavi le mani; il che si
è spiegato più compiutamente al medesimo artefice”.
Dunque il Vescovo stabilisce di erigere la cappella dell’Ecce Homo di dimensioni maggiori di quanto era stato previsto. Orbene, in varie vedute del Sacro
Monte degli anni immediatamente successivi, ad iniziare da quella del Coriolano del 1606 (ripubblicata poi nel 21) per seguire con quella dedicata al cardinal
Federico Borromeo, ecc. la cappella dell’Ecce Homo appare assai più piccola di
quanto è realmente e non giunge a sovrastare l’androne che collega la Piazza
Maggiore con quella dei Tribunali. Appare evidente che quelle illustrazioni si
sono rifatte al progetto originario dell’artefice, cioè di Giovanni D’Enrico, steso nella seconda metà del 1604 e non ancora corretto secondo il volere espresso
del Vescovo nella sua lettera del 1° febbraio 1605. Le vedute, copiandosi poi
l’una dall’altra, senza tener conto della costruzione realmente eretta secondo
la variante voluta, o approvala dal Vescovo, ci hanno tramandato un particolare
molto significativo e per nulla trascurabile per l’evoluzione del progetto e la
definitiva realizzazione della cappella.
L’erezione dell’edificio e la sua architettura
Appare evidente che il piano elaborato da Giovanni d’Enrico nel 1604 prevedeva di contenere il mistero dell’Ecce Homo, appena salita la scala, entro un
vano che doveva sovrastare, con le stesse dimensioni, la sottostante cappella della Cattura, che si affaccia sull’androne di collegamento tra le due piazze. L’androne però allora non era previsto perché non necessario, e la Cattura avrebbe
dovuto essere protetta in facciata da un portico o pronao a tre arcate, come quelli che caratterizzano molte facciate di chiese valsesiane. Tutto ciò si vede con
notevole chiarezza nella xilografia di Gioacchino Teodorico Conciano del 1606
(Pallanza, Museo dei Paesaggio, e nelle due repliche conosciute del 1621 alla
Pinacoteca di Varallo e già sul mercato antiquario a Torino nel 1991), xilografia
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