Seicento. Del Farfanico nessuno ha mai detto nulla, tanto da risultare un pittore
del tutto ignoto, che io sappia, di cui non sono riuscito finora a trovare alcuna
notizia, tanto da sospettare che il nome riportato dal Fassola sia inesatto come
era inesatto quello di “Cerani”, o che si tratti di un soprannome di un qualche
artista più o meno celebre.
Ma nel 1830 il Bordiga, pur assegnando al Cerano gli affreschi di destra della
parete di fondo, cita per la prima volta l’atto del 27 settembre 1608, che abbiamo ripetutamente ricordato, col pagamento di dieci ducatoni ad Anselmo,
figlio del fu Francesco Tognotto di Rassa per la pittura della cappella. La notizia
viene ignorata da varie guide, come quelle del 1843 e dell’80, mentre il Cusa la
cita riportando il testo del Bordiga. Le successive guide del 1881 e del ‘91 nominano tutti e tre i pittori, ponendo in alternativa i nomi del Farfanico e del
Tognotto. Il Torrotti si limita a riportare quanto scritto dal Bordiga. Intanto
il Butler complica ancor più le cose creando gli affreschi di sinistra resti di una
precedente cappella di Adamo ed Eva essendovi essi rappresentati, ma passerà
più tardi il Galloni a smentirlo su questo punto. Il Butler aggiunge però un secondo elemento di confusione assegnando, con una grossa svista, gli affreschi ad
Antonio Rantio che non era pittore, ma il notaio che rogò l’atto del 27 settembre 1608.
Intanto la guida del 1897 dà gli affreschi del Cerano, al Farfanico ed al Tognotto; quella del 1908 si limita ai due nomi tradizionali dei Cerano e del Farfanico; quella del 1909 elenca tutti e tre pittori; l’Apostolo nel 1911 ritorna ai soli
Cerano e Farfanico; il Romerio nel 12 assegna al Crespi da Cerano gli affreschi
di destra e del fondo e per quelli di sinistra si limita a riferire che da alcuni vengono attribuiti al Farfanico, da altri ad Anselmo Tognotto di Rassa.
Ma finalmente nel 1914 esce l’opera del Galloni, che riporta alcuni nuovi documenti a rendere in un certo senso ancor più intricato il problema.
Il primo è l’atto che già abbiamo dovuto citare trattando dell’architettura
della cappella, del 6 luglio 1608, stilato dal notaio Bartolomeo Peterro con la
convenzione tra i fabbriceri ed Anselmo del fu Francesco de Otina, o Alesina di
Rassa per dipingere entro un anno la parete di fondo della cappella.
Segue l’atto già noto fin dall’epoca del Bordiga del 27 settembre 1609 con
Anselmo del fu Francesco Tognotto di Rassa, atto che secondo il Galloni dovrebbe essere null’altro che uno scorretto transunto. Ma chi è questo Anselmo
fu Francesco de Otina, o Alesina, o Tognotto, originario di Rassa? Trattandosi,
come penso, di un’unica persona, è da identificare con il pittore Anselmo Alesina o Allasina, del tutto ignoto fino ad oggi alla letteratura artistica valsesiana,
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