motori di questa prima parte dell’impresa decorativa della cappella di Gesù condotto per la seconda volta a Pilato doveva esser stato il Dottor Moresini “Sindicatore di Valsesia”, ed i due giovani quadraturisti, forse addirittura proposti
da lui, avevano dato una delle prime prove delle loro capacità ideando un atrio
monumentale, architettonicamente elaborato per il gioco di colonne e lesene
tuscaniche scanalate, gradualmente e variamente aggettanti sul fondo parietale,
creando cosi un effetto di strutture mosse ed articolate.
Ma vere protagoniste dell’architettura dipinta, o “architectura ficta”, sono
le due grandi arcate al centro delle pareti, che dilatano scenograficamente, con
efficace respiro ed ariosità spaziale, l’aula eretta dal d’Enrico
La scena scultorea
Come si è visto nel numero precedente, per molti anni l’aula destinata ad accogliere la Seconda presentazione di Gesù a Pilato rimase in attesa di essere
occupata dalle statue modella te da Giovanni d’Enrico, come sempre tradizionalmente riferito dalle antiche guide del Sacro Monte, ad iniziare da quella del
Fassola, pubblicata nel 1671, come confermato dallo stile inconfondibile dello
scultore, e soprattutto come documentato dalla “nota” delle opere ancora da
pagare al maestro, compilata e presentata al Fabbricere del Sacro Monte il 12
maggio 1640. Non è invece definibile con esattezza la datazione del complesso
scultoreo, mancando una precisa documentazione al riguardo. Lo stesso Fassola
non ne parla e così fino ai primi decenni dell’Ottocento nessun autore se ne
occupa. È il Bordiga che per primo nel 1830 affronta l’argomento affermando
che queste statue del d’Enrico:«...si hanno per ultime sue opere essendo morto
l’anno 1614...».
Ripetono tale affermazione il Tonetti nel 1891, il Butler nel ‘94 ed il Romerio nel 1912. Seguiranno nel 1914 gli studi del Galloni che apporteranno nuova
luce sull’argomento, ma senza che se ne sia in seguito tratto spunto in proposito. Bisogna giungere alla guida del 1986 per trovare una nuova datazione, da me
suggerita, e per altro non definitiva, attorno al 1635.
In realtà riprendendo ora l’argomento ab imis fundamentis, dobbiamo constatare che l’unica data certa è quella del 1628, quando il vescovo, monsignor
Pietro Volpio o Volpe, il 22 agosto effettua la sua visita pastorale al Sacro Monte
e trova ancor vuota la cappella. Successivamente nell’elenco importantissimo
delle opere da pagare al d’Enrico, del 12 maggio 1640 (da cui si può ricavare
la tarda attività del grande maestro sul Sacro Monte varallese dal 1626 al 1640
appunto) le statue per la Seconda presentazione a Pilato compaiono citate per
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