concitato ondeggiare ed agitarsi di lance, aste, alabarde, picche, piumazzi superbi, stupefacenti turbanti orientali, che il Tanzio non aveva potuto vedere se non
a Venezia. Impassibili nel fondo dei porticati, come ombre severe, le finte statue
bronzee nella semioscurità delle nicchie.
Nell’ultima arcata di destra irrompe un’altra fiumana, recando la veste bianca a Gesù, seguita da un drappello di soldati; sul fondo, nella fuga prospettica di
un’interminabile via fiancheggiata da alti edifici, tra il nervosismo della folla, avviene l’ultimo, patetico incontro di Gesù (le mani legate dietro alla schiena) con
la Madre, mentre con un lungo percorso viene ricondotto a Pilato: commosso,
struggente addio, che conchiude con un tocco di sommesso, altissimo sentimento il travolgente ciclo pittorico. E proprio quest’ultima arcata con la sua ampia
apertura spaziale, che si collega volutamente a quella della prima arcata, in cui
abbiamo visto raffigurato Gesù condotto da Erode, ha suggerito recentemente la
formulazione di un’ipotesi interessante ed originale, ma difficilmente sostenibile, e cioè che la cappella abbia subito negli anni iniziali una rielaborazione “da
leggersi in una vera e propria dinamica totale”. Avvalorerebbe la supposizione il
fatto che nell’interno si notano tre porte sul lato di facciata, corrispondenti ai
tre spazi del colonnato esterno, di cui le due laterali sarebbero in seguito state
otturate. Come conseguenza la visita alla cappella avrebbe dovuto avvenire entrando dalla porta di sinistra (la più vicina alla precedente cappella di Pilato),
scorrendo lungo la parte anteriore della scena, per uscire dalla porta di destra.
Ora, pur ammettendo che in un primo momento fossero state create tre aperture, basta richiamarsi a tutte le altre cappelle ideate da Giovanni D’Enrico, o da
lui rielaborate e completate (e sono veramente tante a Varallo, senza aggiungere
quelle di Orta e di Oropa), per rendersi conto che in nessuna mai immaginò
di far entrare i visitatori e di farli sfilare da un ingresso ad un’uscita. Anzi, ciò
sarebbe stato esattamente l’opposto di quanto ci si stava prefiggendo ormai da
anni per volere del vescovo Bascapè in seguito all’esperienza fatta con le cinquecentesche cappelle di Gaudenzio, in cui in un primo tempo i fedeli realmente
sfilavano dinnanzi ai gruppi statuari.
All’epoca del tempietto di Gesù condotto dinnanzi ad Erode si era ormai da
anni andata stabilendo ed attuando una netta separazione tra i visitatori e la scena figurata, proprio per le cappelle gaudenziane. Così nella sua visita del 1604
il Vescovo ordinava di mettere reti di ferro davanti alle pitture di Gaudenzio,
soprattutto nella Crocifissione, e poco dopo verrà posta davanti alla scena scultorea una splendida grata lignea, ora in Pinacoteca a Varallo. Così nel 1614 si
eliminava proprio il sistema di sfilare davanti alla scena figurata nella cappella
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